Il Dramma dei migranti e la nostra miseria

È da almeno un ventennio che le notizie di sbarchi di proporzioni bibliche e di tragici naufragi che vedono protagoniste masse di migranti in fuga dai luoghi più tormentati del pianeta, si sono snodate innumerevoli dinanzi ai nostri sguardi ormai assuefatti. Tra noi e la realtà concreta di questi drammi si è insinuata la reiterazione mediatica delle stesse scene per cui speaker radiotelevisivi, giornalisti e commentatori sono ormai incapaci di trovare parole capaci di dar loro voce.

L’elenco, il bollettino, la conta dei cadaveri, gli elogi per le gesta dei soccorritori, il pietismo di facciata che autoassolve – tutto nel dispositivo retorico e ormai scontato che di volta in volta si allestisce sempre uguale nella sostanza, tradisce cattiva coscienza e impotenza. A dispetto della buona fede di quei professionisti che tentano di svolgere con dedizione e passione il proprio lavoro. Perché non sappiamo né abbiamo mai saputo davvero non solo governare il fenomeno, ma leggerlo nelle sue dinamiche complesse al di là del riflesso condizionato che d’impulso suggerisce risposte unilaterali e preconfezionate.

Ciascuno di noi spettatori e lettori, almeno tra quelli che desiderano acuire la propria consapevolezza, ha provato a crearsi una propria griglia interpretativa: gli spiriti animali del capitalismo che svolazzano rapaci in tutti gli angoli del pianeta, sospinti dal vento della globalizzazione, lo sfruttamento indiscriminato di risorse materiali e il traffico di carne umana che della migrazione è al contempo origine ed effetto, i cambiamenti climatici, le guerre condotte in nome della democrazia per nascondere appetiti e interessi inconfessabili.

Ognuno di noi vorrebbe che la politica fosse capace di articolarle, queste risposte, e tradurle in una prassi dell’accoglienza solidale che vada al di là dell’alternativa secca tra selezione ed inclusione e incida direttamente sulle cause prime del problema. Barricata nella sua inerzia totale, la fortezza Europa si limita a centellinare gli ingressi e a erigere muri e filo spinato. Mentre i populismi di destra gettano benzina sul fuoco della rabbia degli esclusi di casa nostra. Che come lo stolto che si ostina a guardare il dito e non la luna, sfogano le loro frustrazioni su chi è più debole e ben visibile e tangibile nella sua innocente miseria, anziché sui veri responsabili – multinazionali che agiscono nell’ombra e governi che si sono impegnati in scellerate avventure belliche.

Come fosse loro la colpa di finire, una volta toccata terra, triturati nell’infernale ingranaggio del lavoro nero e del caporalato, dopo abbrutenti attese in strutture a volte concentrazionarie.. Qui in Sicilia, estremo lembo di un’Europa di giorno in giorno più lontana, le spiagge e i fondali accolgono i cadaveri con l’indifferenza di una natura che è certo più pietosa della malagestione delle autorità nazionali e sovranazionali. Sull’Italia e il suo sterminato perimetro costiero esposto all’invasione sono scaricati in gran parte i costi umani ed economici del fenomeno. E qui come in altre regioni del nostro Mezzogiorno, si aiuta chi soffre senza troppi clamori, in un contesto in cui l’esasperazione dei residenti, da sempre soccorrevoli verso i dannati del mare, non è mai degenerata, se non in casi sporadici, nel razzismo bieco e conclamato del Nord opulento.