Il femminismo di Sibilla Aleramo

“Una donna” di Sibilla Aleramo, pseudonimo di Rita Faccio, pubblicato nel 1906 è un romanzo, di una evidente autobiografia. Il primo è il più importante della scrittrice, in cui descrive la propria vita dall’infanzia al ventesimo anno di età, le sofferenze e il ruolo in cui è da sempre condannata la donna e del travaglio interiore vissuto in prima persona per approdare al recupero della propria dignità sociale e culturale.

Il romanzo è diviso in tre parti che corrispondono a tre fasi diverse dell’esistenza e del percorso simbolico compiuto dall’Io verso l’acquisizione di una nuova identità, un percorso segnato da traumi profondi.

Il racconto inizia della sua infanzia felice e del suo sconfinato amore verso il padre e del loro stretto legame, contrapposto al resto della famiglia; il trasferimento in una cittadina dell’Italia meridionale, dove ben presto alla figura del padre vengono riconosciuti tutti i difetti e i limiti che le sono reali; la necessità di interrompere gli studi; il lavoro di segretaria del padre nella fabbrica di questi, dove vive guardata con diffidenza dalla gente per la sua intraprendenza e la sua autonomia; il tentativo di suicidio della madre, la pazzia e il ricovero in una casa di cura, e il ritrovamento di una sua lettera in cui risulta che questa vuole lasciare il marito e i figli, lettera che non è stata mai spedita, probabilmente perché sua madre non ha avuto il coraggio di mettere in pratica la proprie intenzioni; l’incontro con una nota scrittrice che le chiede di collaborare in una rivista femminile e termina con la dura separazione.

La prima svolta nella vita di Sibilla è la brutale violenza sessuale subita da parte di un dipendente del padre, di dieci anni più vecchio di lei che sposerà a sedici anni perché costretta dalla famiglia, un matrimonio riparatore, come si conveniva all’epoca, con un uomo che non si ama e non la ama e che continuerà a violentare, per tutti gli anni della loro unione, la sua interiorità, la sua personalità, la sua sessualità. Ogni momento della sua vita è catalizzato, così, dalla presenza di un uomo, dapprima il padre, a torto ritenuto, il migliore, poi il marito, l’uomo che atrocemente le fece scoprire la sessualità, un essere squallido e opportunista, incolto che mostra ostilità alle inclinazioni della moglie per la lettura nonché alla sua esaltazione dei primi, timidi diritti delle donne e infine il figlio, Walter, un bambino al quale è così profondamente legata forse perché rappresenta l’unico scampo ad una relazione priva di amore e rispetto con un uomo padrone, ma accettare per lui, anche per molto tempo, una vita che non è e non può essere la sua.
La protagonista è quasi fatalmente condannata a ripercorrere la parabola già vissuta dalla madre, impazzita, dopo un tentato suicidio, per l’impossibilità di sopportare le vessazioni e i tradimenti cui la sottopone il marito, il destino, cioè, che concatena il ruolo di figlia, moglie sottomessa e madre sacrificata.

La seconda è definitiva svolta nella vita della scrittrice avviene quando suo marito entra in attrito con il padre di lei e lascia la fabbrica e decidono di trasferirsi a Milano,  qui Sibilla lavorerà per la rivista “Italia Femminile”, finalmente ha la possibilità di stare a contatto con persone idealmente e culturalmente attive.La vita con il marito, a questo punto, si è resa materialmente impossibile e il conseguente forzato distacco dal figlio viene accettato per l’impulso alla rivolta che lei, figlia, sente.
La fuga, è il primo passo verso la libertà, una scelta fatta anche per preservare la serenità del figlio che ha il diritto crescere non con una madre che prova solo disgusto per la propria vita.
 
Sibilla Aleramo è con queste parole che conclude il suo primo romanzo: «Mio figlio mi dimenticherà o mi odierà. Mi odii, ma non mi dimentichi», rivede il figlio dopo trent’anni, nonostante avesse a lungo lottato per ottenere la sua custodia. La legge di allora non tutelava le madri, il diritto di crescere i figli spettava al padre.

Il contenuto del libro è violentemente polemico, mette in discussione tutte le strutture sociali, fondate unicamente sull’ipocrisia, scossa dall’evidenziarsi di nuovi programmi civili e politici, che diventa, ben presto, il microcosmo simbolico dell’intera società.
Questo primo libro la fa immediatamente conoscere al di là dei confini italiani e viene recensito con favore, sorprendentemente, proprio da molti uomini.
Luigi Pirandello scrive in una recensione al libro: «Pochi romanzi moderni io ho letti, che racchiudono come questo un dramma così grave e profondo nella sua semplicità, e lo rappresenta con pari arte in una forma così nobile e schietta, con tanta misura e tanta potenza».
Un libro di grande attualità e ultimamente letto in molte scuole.

Sibilla AleramoSibilla Aleramo nasce ad Alessandra nel 1876 nel secolo di risvegli e di mutamenti, le donne iniziano a scoprire il proprio Io e ad esprimere pubblicamente opinioni e sentimenti, anche le donne italiane, ispirandosi ai nascenti movimenti femministi in Inghilterra e in Germania, cominciano ad organizzarsi per far conoscere all’opinione pubblica le proprie opinioni e l’Aleramo è una di queste. A Milano dirige una rivista femminile e a Roma, dopo la separazione del marito, si dedica all’alfabetizzazione dei giovani, recandosi nelle zone rurali prive di scuole per le lezioni.
Femminista convinta, partecipa anche alle lotte per il voto alle donne, per la pace, l’istruzione e contro la prostituzione e l’alcolismo, la questione femminile è al centro dei suoi interessi e dei suoi scritti. Una figura importante nel panorama letterario italiano, e scrittrice di riferimento per le molte generazioni future, Le sue idee femministe vengono portate avanti dalla nipote, Adele Faccio, leader del partito radicale e dei movimenti femministi.
Donna dalle grandi passioni, tutta la sua esistenza è segnata da incontri appassionati e tumultuosi, da tante relazioni sentimentali con molti letterati del periodo come: Dino Campana un poeta con gravi problemi psichici, che morì in manicomio nel 1932, Vincenzo Cardarelli, Giovanni Papini, con Salvatore Quasimodo con cui ha una breve ma intensa relazione e una lunga ed importante storia d’amore con Giovanni Cena ed è proprio lui a scegliere il nome, con la quale sarà conosciuta nella sua “seconda vita”, che trasse il cognome Aleramo dalla poesia del Carducci “Piemonte” e Sibilla dal nome mitologico delle vergini dotate di virtù profetiche, dopo la relazione con Cena seguirono altre storie tormentate come quella con la scrittrice Lina Poletti, la prima donna a dichiarare apertamente la sua omosessualità.
Gli ultima anni vive la sua vita lottando contro la depressione e la povertà, e conducendo una vita da errabonda.


20 centesimiNegli anni Venti del Novecento lo scultore casalese Leonardo Bistolfi la immortalò nel viso dell’Italia con la spiga della moneta da 20 centesimi

 

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