Il male del secolo

Una parola, sei lettere, eppure causa di milioni di vittime. Ormai si vive con il timore di scoprire da un momento all’altro che il minino malessere possa essere collegato a questo brutto male, e sono gli innumerevoli casi delle persone che non sono riuscite a combatterlo  a incutere questa paura.

Secondo i dati del 2015 , ultimi disponibili,  sono circa 363 mila i casi di tumore  registrati nel corso di un anno, 6 casi ogni 1000 persone.

I tumori più frequenti sono quelli che colpiscono i polmoni, il colon-retto, seno e prostata. Terribili le cifre rilevate: sono circa 57 mila le donne colpite dal tumore al seno, invece gli uomini con tumore alla prostata 44 mila.

Accanto ai tanti casi di morte di fronte a questa malattia, troviamo testimonianze di uomini e donne che sono riusciti a combatterla.

Tra questi, Paolo (13 anni) che all’età di un anno ha dovuto combattere contro un tumore al cervelletto.

Sara, che nonostante il tumore al seno diagnosticato a 31 anni, ha realizzato il sogno di diventare mamma. Infine, Mauro, un uomo “triplo supereroe” poiché ha vinto tre volte nella lotta contro il cancro al fegato.

Esempi conosciuti grazie all’AIRC, associazione italiana che sostiene il lavoro di 5.000 ricercatori che si impegnano a far ripartire sempre più vite.

Ma parliamo di un male che potremmo definire “wi-fi”, perché il cancro non colpisce solo chi è portatore di questa malattia, ma è una scheggia nel cuore per tutte le persone che accompagnano i loro cari in questo calvario.

E’ un male che ostacola i desideri, rincorrere le proprie passioni diventa irrealizzabile  e delle volte crescere e continuare a vivere sono dei sogni spesso lontani.

Gettare le armi davanti al “mostro”  è, di certo, la decisione peggiore che si possa prendere. E’ questo l’obiettivo del tumore: entrarti dentro fino alle ossa per poi ucciderti.

Sarebbe bello immaginare gli ospedali come luoghi ameni, capaci di trasmettere serenità e i medici come uomini con poteri magici che regalano speranza ad ogni sorriso. Purtroppo non è così, ma non si può negare la presenza di alcuni animi gentili che riescono a distinguersi dalla massa.

 La necessità di avere un ambiente accogliente e stimolante negli ospedali italiani diventa sempre maggiore e, sebbene non influirebbe sulla salute dei loro ospiti, sarebbe comunque un modo per diffondere maggiore fiducia, garantendo ai nostri cari, che si trovano di fronte a queste terribili realtà, il loro essere speciali.

Articolo di

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Francesca Miano

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 Chiara Nuzzi

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