“Il mio Dio è nero” il primo romanzo di Nicoletta Bona. La recensione di Francesco Pira

Non si può non essere d’accordo con Stendhal: “un romanzo è come un arco, la cassa del violino che emette suoni è l’anima del lettore”. E da lettore, posso testimoniare, che il primo romanzo di Nicoletta Bona “Il mio Dio è nero” (Aulino Editore pagg 118 euro 10) genera emozioni. La prima avventura letteraria di Nicoletta Bona (è nata e vive a Licata, in provincia di Agrigento, ma è insegnante nella scuola primaria a Vittoria, in provincia di Ragusa) è da leggere pagina dopo pagina senza fermarsi. A noi questo è accaduto. Il ritmo è incalzante . E’ un romanzo pieno di aggettivi, descrive luoghi e personaggi in maniera minuziosa, riesce a trasmettere lo spirito del luogo e del tempo. C’è la speranza dopo la disperazione. La luce dopo il buio. E’ pieno di rabbia contro i maschi-animali e di tenerezza verso gli uomini-angeli. Una minoranza, come si evince dalla storia, ma non una razza in estinzione. Nell’opera prima di Nicoletta Bona c’è un Dio bicolore, uno per gli indifesi e uno per i sacerdoti del suo tempio che non sempre vivono la fede e la loro promessa… come dovrebbero. E’ intrigante la storia di Sara, una pittrice, che sfida la vita, con la sua arte, trasformando le brutture del mondo in bellezza da vivere e di cui inebriarsi nelle sue tele sfavillanti di colori e odoranti di profumi ed essenze che stuzzicano fino al tormento della gioia.

Nicoletta BonaC’è il racconto di una violenza sistematica su una donna costretta ad usare il proprio corpo per sopravvivere. E’ difficile scrivere di questa storia, complessa e complicata, senza svelare al lettore che cosa l’autrice con grande abilità prepara per il gran finale. L’esperienza fatta da Nicoletta Bona in anni di teatro, dirige da molti anni l’Associazione culturale Dietro le Quinte, che ha messo in scena commedie, grazie alle quali ha ricevuto numerosi riconoscimenti, è tornata molto utile in questo lavoro di narrazione.

E’ la stessa autrice ad ammettere che l’opera è stata completata nell’estate 2015, anche se immaginata da tempo prima e pronta per essere arricchita e ultimata. Cosa che è successo e che ha ne ha permesso la pubblicazione. La protagonista Sara è figlia del nostro tempo. Ma non è una giovane donna rassegnata. Anzi. Difende la sua arte e non la lascia deturpare dalle meschinità degli approfittatori assatanati di gloria, che incrociano il suo impervio cammino e non scende a compromessi neppure con la vita stessa che le ha rubato tutto ma non le ruberà la dignità. 

Foto di Nicoletta Bona

C’è l’amore in questo romanzo, che la stessa autrice spera sia il primo di una lunga serie, che cancella le violenze, gli stupri, le prevaricazioni. E’ una corsa ad ostacoli. Pagina dopo pagina si ha la sensazione che a Sara, artista incompresa e donna che ha vissuto dolori profondi, tutto è permesso. Ma un altro personaggio ci ha colpito e convinto: Gina una locandiera dal volto umano. I maschi sono narrati dall’autrice come balordi. Gli uomini sono eccezionali. Un distinzione necessaria per comprendere il filo conduttore che è la ricerca non dell’affermazione, ma della verità, di una vita normale che può per magia diventare speciale. Grazie al Dio nero.

 

Anche la descrizione delle scene di sesso è dettagliata, quasi asfissiante. Cosa diversa quando è amore. Tutto diventa magico. Fantastico. Un romanzo da leggere per capire lo sforzo fatto dall’autrice per farci comprendere che tutto può succedere. Persino la nostra idea dell’arte può essere ripensata. Si affanna Sara a rivendicare che l’arte consiste nella capacità di cogliere l’immediatezza di un attimo speciale che provi e che vuoi esternare per renderlo vivo e immortale. Si possono al limite distruggere le illusioni, ma gli ideali no. L’anima dell’artista non si vende e non si compra e soprattutto non si richiede a comando. Un messaggio forte chiaro ad artiste ed artisti. E i romanzi servono anche a questo a trasmettere messaggi.

E per leggerli bisogna essere attrezzati, pronti. Non per dare giudizi ma per cogliere le emozioni che riescono a farci vivere. Rilevava giustamente Umberto Eco: “leggere racconti significa fare un gioco attraverso il quale si impara a dar senso alla immensità delle cose che sono accadute e accadono e accadranno nel mondo reale. Leggendo romanzi sfuggiamo all’angoscia che ci coglie quando cerchiamo di dire qualcosa di vero sul mondo reale. Questa è la funzione terapeutica della narrativa e la ragione per cui gli uomini, dagli inizi dell’umanità, raccontano storie. Che è poi la funzione dei miti: dar forma al disordine dell’esperienza”.

Chissà se Nicoletta Bona al suo esordio ha usato il suo romanzo per dire qualcosa di vero sul mondo reale….Un’idea ce la siamo fatta….ma non ve la riveliamo… come il finale…