Il premio Nobel Orhan Pamuk a Taormina. C’eravamo anche noi

Ieri il premio Nobel per la letteratura,  Orhan Pamuk, ha incontrato i suoi lettori a Taormina, nella magnifica cornice medievale del convento dei domenicani, oggi San Domenico Palace Hotel. 
Davanti a un pubblico accorso da tutta la Sicilia, lo scrittore turco ha parlato delle sue difficoltà per pubblicare il primo libro, del Museo dell’innocenza, e dei “muri invisibili” che caratterizzano la sua amata Istanbul. Ma gran parte  dell’Intervista, tenuta dalla giornalista Roberta Scorranese del Corriere della Sera, è stata incentra sugli oggetti che caratterizzano il suo museo sito nel quartiere di çukurcuma Caddesi a Beyoğlu`(Istanbul),  inaugurato nel 2012,  e parte integrante del romanzo, “Il museo dell’innocenza”, pubblicato nel 2008 e che lo ha  reso famoso in tutto il mondo.  “Non è un gene che si è impossessato del mio corpo, ma un progetto sperimentale che collega romanzo e museo” ha detto lo scrittore. Gran parte degli oggetti che  possono essere  ammirati all’interno del museo ha guidato la stesura del libro. Oggetti che lo stesso scrittore ha trovato nei vari mercatini delle pulci della metropoli turca, e che  raccontano una Istanbul che va dagli anni ’50 al ventesimo secolo. La storia d’amore tra Füsun e Kemal ha affascinato i lettori di tutto il mondo tanto da porre l’interrogativo se non fosse frutto di un’autobiografia. Pamuk ha mai conosciuto i due protagonisti?
“Quando un libro ha successo -ha risposto lo scrittore – il lettore può porsi due interrogativi diversi. Se lo scrittore viene ammirato si dice che è stato bravo ad inventare la storia; se invece si prova un sentimento di invidia, i lettori sostengono che lo scrittore abbia realmente vissuto la storia e che quindi è stato fortunato”.
Non sono mancati i riferimenti alla sua Istanbul, titolo anche del suo libro, pubblicato nel 2009. “A Istanbul ho trascorso gran parte del mia vita, tranne nel periodo dell’esilio politico” ha commentato lo scrittore. Istanbul, una città famosa per la sua contrapposizione tra Oriente ed Occidente,dove il popolo guarda con invidia l’Occidente pur rimandendo  legato alle sue tradizioni. Qui Oriente ed Occidente si mescolano e si confondono, ma non esiste un reale muro.  Quel muro di cui si parla non è percepibile.
“Non c’è muro tra le due Istanbul,  in esse convivono il buono e il cattivo, il moderno e l’antico, l’islamico e il desiderio di apertura, l’essere conservatore e allo stesso tempo liberale. C’è tutto e il contrario di tutto, come in ognuno di noi”. Ha detto lo scrittore.
Questa è Istanbul, ed è  la stessa città che per metà lo voleva morto per le sue idee liberali e l’altra metà lo proteggeva da chi voleva farlo tacere per sempre. Ma è anche una città dove si viene assalita da quel velo di malinconia che Pamuk e i turchi chiamano Uzun. L’incontro con lo scrittore faceva parte della manifestazione culturale Taobuk, arrivata alla quinta edizione