Il prof. Pira ospite del Majorana: la migrazione non è spettacolarizzazione, ma tante storie da raccontare

Quante volte sentiamo parlare di clandestino piuttosto che migrante? Questa è una informazione che spinge l’opinione pubblica a elaborare un giudizio negativo, contravvenendo spesso ai principi della Carta di Roma. Questo quanto messo in evidenza dal prof. Francesco Pira, che ha relazionato oggi pomeriggio nell’aula magna dell’Istituto di Istruzione superiore E. Majorana, retto dal dirigente scolastico dott.ssa Linda Bentivegna.

Il prof. Pira, sociologo e docente di Comunicazione e Giornalismo presso l’Università di Messina, è stato il secondo ospite del ciclo di incontri del progetto “Una strada verso l’eduzione interculturale”, curato dalla prof.ssa Rosi Antinoro e dalla prof.ssa  Sonia Madonia.

In una sala gremita di docenti e alunni il prof. Pira ha messo in evidenza come nel dare una notizia sia prioritaria la spettacolarizzazione, il sensazionalismo: fa più scalpore un fatto di cronaca nera rispetto ad una buona notizia.

«La migrazione si riduce ad un dato numerico: si fa la conta dei morti durante la traversata, e degli approdati. Difficilmente vengono raccontate le storie di chi ha dovuto lasciare il proprio Paese. Raramente viene fatta la suddivisione tra chi arriva per povertà e chi scappa dalla guerra. Magari tra chi arriva vi è un caso particolare su cui costruire una story telling». Ha detto il prof. Pira durante l’incontro dal titolo “Globalizzazione e migrazione: i media, la spettacolarizzazione e la controinformazione dei social network”.

Il prof. Pira, che come giornalista professionista è stato relatore in molti corsi di formazione organizzati dall’Odg (Ordine dei giornalisti), ha messo in evidenza come dal passaggio del fatto alla notizia, che diventa spettacolarizzazione, si arrivi all’opinione che si esprime tramite i social network, e questa stessa spesso si sostituisce alla narrazione.

I giornali da questo punto di vista hanno una grande responsabilità. L’altro, il diverso, spaventa quando è sconosciuto, ma se lo si narra attraverso le sue storie e le sue immagini, presentando gli aspetti più umani e positivi , allora dalla paura si passerà all’accoglienza.

In poche parole la buona informazione può abbattere i muri dell’odio, della paura. Spesso per avere più like invece è preferibile parlare di violenza, di delinquenza, che spinge l’opinione pubblica ad elaborare un giudizio negativo.

Quello dell’accoglienza, della diversità come opportunità di crescita e di interscambio culturale è un tema che è stato più volte trattato all’istituto Majorana. La scuola è stata selezionata nell’ambito del concorso europeo bandito dal Miur “L’Europa inizia a Lampedusa”.

Sono stati gli studenti del Liceo Artistico assieme alla prof.ssa Sonia Madonia e alla dirigente Linda Bentivegna a partecipare, nel settembre scorso, alla manifestazione nell’isola siciliana, in memoria dei naufraghi del 3 ottobre del 2013, quando al largo proprio di Lampedusa hanno perso la vita 368 migranti.