Il rischio di vivere a Gela, e in tutti i siti inquinati in attesa di bonifiche

Non si arrestano i giovani morti per tumore e le malattie legate legate all’inquinamento nell’area di Gela. Tra il 2010 e il 2015 nella città si registrano il 50% in più delle malformazioni alla nascita rispetto al resto della sicilia.Il 7% in più di morti, per cause tumorali e non, tra gli uomini e il 15% in più tra le donne. Questi i dati raccolti dal progetto Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità.

Si tratta di uno studio riguardante l’analisi della mortalità delle popolazioni residenti in prossimità di una serie di grandi centri industriali attivi o dismessi,
o di aree oggetto di smaltimento di rifiuti industriali e/o pericolosi, che presentano un quadro di contaminazione ambientale e di rischio sanitario tale da avere determinato il riconoscimento di “siti di interesse nazionale per le bonifiche” (SIN).

E mentre nei siti industriali del settentrione le condizioni di salute stanno tendendo a migliorare nelle zone contaminate,al sud non si registra alcuna inversione di tendenza. Il progetto, che ha coinvolto anche il Cnr, è partito dieci anni fa e i ricercatori hanno chiesto a gran voce che diventi permanente, proprio per monitorare il rapporto fra le malattie e la mortalità nonché l’inquinamento.

L’epidemologo Pietro Comba, responsabile scientifico di Sentieri, ha parlato così di alcune delle malattie più diffuse nelle zone altamente inquinate, come ad esempio i tumori polmonari.

In tutte le aree dove avvengono processi industriali di combustione, diffusi sono i melanomi e linfomi non Hodgkin, correlati a una contaminazione da Pcb, o tumori del sistemaormonale, che hanno tra le cause principali l’esposizione asostanze chimiche interferenti endocrini.

L’ultimo rapporto riguarda gli anni che vanno dal 2003 al 2016. Già il precedente studio, quello del 2011 aveva rilevatouna serie di patologie in eccesso – tumore del polmone, disturbi cardiovascolari e respiratori, asma nei bambini, malattie renali – per le quali si è ritenuto indispensabile un accurato monitoraggio epidemiologico che includa l’analisi della contaminazione dell’aria, del suolo, delle acque e della catena alimentare.

Un primo studio sugli alimenti, eseguito su campioni di vegetali, nel 2011 aveva rilevato una contaminazione da metalli pesanti dei prodotti locali che può essere associata prevalentemente all’uso irriguo di acqua di falda contaminata e all’inquinamento atmosferico.

Il recente rapporto ha messo in evidenza come vivere in siti contaminati comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni. In particolare “l’eccesso di incidenza” rispetto a coetanei che vivono in zone considerate ‘non a rischio’ è del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, 66% per le leucemie mieloidi acute; 50% per i linfomi Non-Hodgkin.

Per quanto riguarda, in generale, le ospedalizzazioni dei più piccoli, “l’eccesso è del 6-8% di bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate”. La stessa situazione non risparmia i piccolissimi.

“Per quanto riguarda il primo anno di vita vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei. E un eccesso compreso tra l’8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani”.

ll responsabile scientifico del progetto Sentieri Pietro Colomba come riportato da Ansa ha dichiarato: “Sono numeri degni di nota e tracciano nel complesso quello che è un quadro coerente con quanto emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale”.

“Dalle miniere di Sulcis alle acciaierie di Ilva fino alle raffinerie di Gela. Si parla di situazioni pericolose in una fetta di terreno dove abitano complessivamente sei milioni di persone la cui salute potrebbe essere messa davvero a grave rischio.”
Intanto la bonifica va a rilento e le associazioni ambientaliste come la Lipu continuano a segnalare possibili siti inquinati.

Serve infatti intervenire per evitare che la situazione peggiori anche perché è inaccettabile che nel 2018 ci si trovi di fronte a danni come questi che possono inevitabilmente creare dei problemi alla salute delle persone. Non sarà facile riuscire a porvi un rimedio, ma lo Stato italiano è chiamato in causa per scendere in campo e trovare delle soluzioni.