Il sindaco Messinese risponde al “grido di aiuto” da parte di una cittadina: Gela, una città complessa, che richiede grandi sforzi

Ed ecco arrivare subito la risposta da parte del sindaco Domenico Messinese, alla richiesta di aiuto invocato da una cittadina gelese per i tanti problemi che la città continua a presentare.

 

Cara concittadina,

nella sua lettera rivedo i messaggi di disagio, ma anche di estrema dignità, che molti gelesi mi sottopongono quotidianamente dal giorno del mio insediamento. Le posso giurare su me stesso e sulle persone a me più care, che il mio impegno da allora non è arretrato di un millimetro. Anch’io sono stato dall’altra parte della barricata e da fuori il Palazzo di Città non si possono cogliere appieno le dinamiche, le problematiche, le farraginosità che pesano sulla macchina amministrativa.

Gela è una città complessa. Ma questo non deve suonare come un alibi alla mia azione, quanto piuttosto come un ulteriore impulso a fare di più e a fare meglio. Le politiche occupazionali rimangono il nostro imperativo fisso: dall’ostinazione profusa nel tentativo di risolvere anche le vertenze più insperate al progetto di un nuovo quadro integrato di sviluppo economico per la nostra città nel post industrializzazione. E in questo contesto crediamo anche nel turismo, un settore nevralgico già negli anni passati che in questa società globalizzata può a maggior ragione diffondere la vera immagine della nostra storia millenaria, al netto delle critiche cieche e pregiudizievoli.

Sul protocollo Eni è poi ingeneroso affermare che stiamo accettando tutto. Abbiamo preteso l’accelerazione dei suoi contenuti, stilato l’Accordo di Programma e ci siamo spinti oltre con le proposte di uno yard di costa per la cantieristica navale, di uno studio di fattibilità sui riscontri occupazionali e di mercato che potrebbe avere un porto industriale sul modello di Valencia, in relazione alla valorizzazione del gas naturale Gnl/Cng e di altri investimenti richiesti per tamponare l’emorragia occupazionale che sta impoverendo il territorio. Sarei un’ipocrita ad ammettere che tutto ciò che abbiamo messo sul tavolo sarà realizzato. Ma di certo non abbiamo lasciato nulla di intentato. E la fiducia traccia la nostra strada. Se l’economia torna a girare, come dicevano i nostri saggi, “Quando il sole sorge, sorge per tutti”. È questa la filosofia davvero rivoluzionaria che abbiamo coltivato: il lavoro non inteso come il privilegio da accordare a pochi amici, quanto una strategia complessiva per attivare nuove opportunità di cui potranno beneficiare tutti e ciascuno. In termini elettoralistici forse non avrà riscontri diretti, ma io non faccio il sindaco dei partiti e non nutro ambizioni personali. Il mio interesse sono gli interessi generali della mia gente.

Anche sulla sicurezza pubblica alla base vi è il problema economico. La questione va combattuta comunque anche con la repressione e per questo ringrazio la magistratura e le forze dell’ordine che si trovano ad operare con strumenti risicati. Se però, come ci insegna Kennedy, prima di chiederci cosa fa per noi lo Stato, ci fermassimo a riflettere cosa noi facciamo per lo Stato, allora le cose andrebbero diversamente sia per la tutela delle nostre vite che per quella dell’ambiente. Perché mi offende nell’intimo, prima da gelese che da sindaco, registrare che interi quartieri della città vengano sporcati subito dopo essere stati puliti, con ingenti sacrifici per le casse comunali, o che in piazza, dopo un fatto criminoso, l’unico testimone sia il filmato di un sistema di videosorveglianza. Non è solo una questione di civiltà, è soprattutto un segno di dignità.

Se poi tutti i nostri sforzi non l’hanno convinta o l’hanno addirittura delusa, lei è libera di criticare la mia persona come quella di un qualsiasi amministratore pubblico o di un dipendente comunale. Accetto gli ammonimenti così come incasso gli sfoghi di quei cittadini che dietro una fascia tricolore materializzano lustri di disamministrazione, nonostante io sia in carica da meno di un anno. Abbia però la consapevolezza che quel “cambiamento”, che abbiamo invocato in campagna elettorale e che ancora oggi anima il nostro percorso, non è un’aspirazione che va condotta in solitario. Se non c’è partecipazione e sensibilità civica, il cambiamento diventa un fenomeno privo della sua spinta propulsiva. Ecco perché se un gelese sceglie di non assumersi le proprie responsabilità, ha le stesse colpe di chi rovina, consapevolmente o inconsciamente, la nostra amata e dannata città.

Con stima e rispetto,

Domenico Messinese

Cittadino e sindaco di Gela

 

Articoli correlati