Il teatro degli orrori della Grasso: tutto molto…

“ Vogliamo che la parola esploda nel discorso come una mina e urli come il dolore di una ferita e sghignazzi come un urrà di vittoria “

Così parlava Majakovskij, scrittore, drammaturgo, e pittore russo, il cui fantasma ha aleggiato più volte sul palcoscenico del Teatro Eschilo di Gela  ieri sera, durante la tanto annunciata quanto attesa, presentazione del libro della Grasso “Solo se c’è la Luna”. Si è incarnato più volte sulle labbra della nostra Silvana, quasi a voler rendere comprensibile ai presenti, il susseguirsi di iniziative che potessero sembrare altro.

Majakovskij quindi ripetutamente invocato, quasi come un cerotto che dovesse servire a coprire le lacerazioni inferte alla serata, dalle sconnesse iniziative della scrittrice. Iniziative estemporanee che avevano l’unico intento di riconquistare l’attenzione su di sé, quando questa le sembrava essere incentrata su altro, perfino sugli ospiti da lei stessa invitati: l’attrice Guia Jelo, la più danneggiata dalla padrona di casa, ha manifestato il dissenso sdraiandosi sul palco e dopo aver più volte tentato di rimettere la scena sui binari previsti; la protuberante Elenoire Ferruzzi, trans ed ex prostituta con due lauree, come è stato sottolineato, baluardo di stile nonostante un look da Jessica Rabbit; il pittore Giovanni Iudice, il meno danneggiato dalla Esplosiva Silvana, ma di cui oltre alla mano pennellante, si è potuto apprezzare il totale silenzio; e lo stesso libro, che doveva essere, lui sì, il primo attore dell’evento, ma che è stato soppiantato dal disordine dell’autrice.

 

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Ma questo titolo rubato dallo scrittore russo, riassume proprio quello a cui abbiamo assistito:  a parole che esplodevano nei mille discorsi della scrittrice siciliana come urla di dolore di mille ferite.

Che, nell’intento della stessa, avrebbero dovuto inneggiare alla sua vittoria su tutto e tutti con i ripetuti e stucchevoli e noiosi spot personali dei successi internazionali e bla bla bla, che avrebbero dovuto esaltare il suo faticoso trascorso per acclamare l’epopea della sua vita, ma che diversamente sono sembrati messaggi pubblicitari fuori luogo.

A mio modesto avviso quello che ho visto non era una mal riuscita espressione teatrale di Carmelo Bene e del suo Teatro degli orrori, ma solo il manifestarsi della irrequietezza interiore di una donna che forse non ama gli uomini,come afferma la Guia Jelo, probabilmente non ama la maternità, come si evince dalla forte descrizione della stessa nel libro, ma che ama tutti gli eccessi verbali e comportamentali che la possano mettere al centro del palco della vita.

Il libro? Leggetelo perché è sicuramente intenso, passionale come la sua autrice, ma per favore non assecondatela nel suo protagonismo, perché ieri sera tra le mille domande che mi sono sorte, una ha vinto su tutte: ma le sue presentazioni sono tutte così ovunque, oppure è solo a Gela che riserva il suo Kaos più assoluto ed “ assurdo”?