IN NOME DEL POPOLO GABBATO: Ex Provincie, come sempre vince il Gattopardismo.

C’è da stare sereni, è presto per lamentarsi del fatto che le provincie regionali siciliane sono commissariate da quasi due anni, Caltanissetta da tre anni. Dopo la guerra, la previsione del nuovo Statuto autonomo siciliano di abolire le Provincie provocò un commissariamento regionale di oltre quattordici anni. Del resto ormai la democrazia rappresentativa, l’espressione del voto da parte del popolo, in Italia si avvia a diventare quasi un ricordo: per le Provincie votano e voteranno i consiglieri comunali, col sistema di secondo livello; il Senato verrà nominato dai Consigli regionali; la Camera dei deputati verrà eletta con le liste bloccate o bene che vada semibloccate, cioè stabilite dai capi dei pseudo partiti che oggi esistono. In tema di false riforme, la Sicilia ovviamente arriva sempre prima, per cui “l’abolizione delle Provincie” noi l’abbiamo già fatta.

Nel marzo scorso l’assemblea regionale ha approvato una legge che definire ridicola è anche poco. Annunciata da Crocetta in televisione nel 2013, ancor prima proposta dal suo predecessore Raffaele Lombardo nel 2011, l’ennesima nascita dei “liberi Consorzi comunali” è una tipica storia siciliana. Previsti nello Statuto siciliano del 1946, i liberi Consorzi comunali dovevano sostituire «le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano» i quali dovevano essere soppressi. In realtà in Sicilia le Provincie sono rimaste, sia pure sotto mentite spoglie. Con l’entrata in vigore dello Statuto le vecchie Provincie sono state poste in “amministrazione straordinaria” sotto la guida di un delegato del Governo regionale coadiuvato da una consulta. Solo nel 1961 la Provincia – sia pure in amministrazione straordinaria – nasce come entità istituzionale con una sua struttura amministrativa e di governo, con un Consiglio provinciale che a sua volta elegge il Presidente della Provincia e la Giunta provinciale, l’elezione avviene col sistema di secondo grado, cioè dai Consigli dei Comuni.

Nel 1970 viene introdotto il sistema di democrazia diretta per l’elezione del Consiglio provinciale, finalmente sono i cittadini ad eleggere i loro rappresentanti provinciali. Dopo quarant’anni gli “eroi” di Sala d’Ercole ce la fanno, nel 1986 con la legge n° 9 il legislatore siciliano, in attuazione di quanto previsto dallo Statuto, istituisce i liberi Consorzi comunali: «denominati provincie regionali». Da quel momento in poi rimangono soltanto le Provincie regionali, nessuno si cura più dei liberi Consorzi comunali. A riprova di tutto ciò nel 1989, la Regione costituisce le nove provincie regionali che sono esattamente quelle già esistenti sin dal 1927. La storia più recente delle provincie siciliane, in particolare di quella di Caltanissetta, la conosciamo: quasi un ventennio di elezione diretta del Presidente, il ruolo politico centrale avuto da Gela in questo periodo, l’annuncio e poi la legge capestro –nel marzo scorso- che prevede il passaggio ai “liberi Consorzi comunali”. Unica cosa certa: i cittadini non voteranno più per eleggere i loro rappresentanti provinciali e il Presidente della Provincia. In compenso la Provincia, diversamente denominata, continua ad esistere con le sue strutture e le sue funzioni. Basta collegarsi al sito della Provincia regionale di Caltanissetta, ora Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta (l.r. 8/2014), per rendersi conto che oltre al nome non è cambiato nulla. Anzi no, qualcosa è cambiato: non ci sono gli organi elettivi e il bilancio è ridotto all’osso, senza garanzia dei servizi offerti ai cittadini e contemporanea mortificazione dei lavoratori dell’Ente. Sappiamo che ancora una volta Gela, nella sua ricerca di una identità autonoma da Caltanissetta, chiede di staccarsi da quello che da sempre è l’inviso capoluogo, per questo i suoi rappresentanti e suoi cittadini hanno chiesto di aderire al consorzio di Catania.

Non sappiamo come andrà a finire, tuttavia pensiamo che uno dei temi della prossima campagna elettorale per le comunali gelesi, dovrà essere proprio la questione dell’area sovracomunale e la sua gestione. Non ci illudiamo, ma credere che possa nascere un libero Consorzio della Piana, con l’elezione diretta del suo Presidente da parte dei cittadini, è un auspicio che speriamo possa diventare realtà. L’assemblea e il Presidente della Regione siciliana dimostrino una volta per tutte che recuperare il buon senso e le virtù democratiche è sempre possibile. Facciano e presto una buona legge attuativa dei liberi Consorzi che salvaguardi la volontà popolare, rifuggano da porcate stile legge Del Rio che di fatto abolisce soltanto il diritto degli elettori al voto. Semplificazione e democrazia possono coesistere, ce lo chiede l’Europa: col trattato di Maastricht, e soprattutto con la carta europea delle autonomie locali. In essa si legge: «le collettività locali costituiscono uno dei principali fondamenti di un regime democratico», tutto ciò richiede «l’esistenza di collettività locali dotate di organi decisionali democraticamente costituiti…». L’elezioni sono l’essenza della democrazia, le patologie della politica si combattono eliminando i politicanti non abolendo il diritto al voto.

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