In Sicilia 27 riserve naturali rischiano la chiusura. Emilio Giudice: il governo distrugge chi ha difeso la vita

Le riserve naturali siciliane gestite dalle associazioni ambientaliste potrebbero essere sull’orlo della chiusura. Si tratterebbe delle  27 aree di notevole interesse naturalistico, gestite da associazioni ambientaliste come  Legambiente, Wwf, Cai, Italia Nostra, Lipu, Gre, Rangers Italia, ed il Cutgana (Università di Catania), che diventano  rischio di abbandono. Tali associazioni gestiscono  le riserve per  conto della Regione Siciliana. Le 27 riserve naturali, tra le quali Lampedusa – Saline di Trapani e Priolo, sono tra le più interessanti e peculiari da un punto di vista ambientale nel panorama siciliano, tuttavia, questa esperienza di buone pratiche nella gestione delle bellezze naturali siciliane, riconosciuta sia a livello nazionale che a livello internazionale, rischia di concludersi definitivamente se venisse confermata l’attuale previsione di legge finanziaria in discussione in questi giorni all’Assemblea Regionale Siciliana. Il grido di allarme è stato lanciato tramite il social network Facebook, da Emilio Giudice, direttore della riserva naturale del Lago Biviere.  ” Che importanza hanno le riserve naturali? Proteggono gli uccelli? Gli alberi? I mammiferi? Che senso ha sprecare il denaro per tutelare qualcosa che non da reddito immediato? Mentre scrivo qualche quercia sarà stata tagliata, qualche lago sarà stato prosciugato, qualche pesce si sarà estinto? È così via fino a quando l’ultimo degli uomini capirà che rimanere da soli su un pianeta morto non avrà più senso. L’uomo investe enormi quantità di denaro per scoprire se su Marte c’è stata la vita ma non investe nulla per salvare la vita sul nostro pianeta. Non investe nulla per salvare il pianeta. Eppure dietro un area protetta c’è il futuro c’è la vita che dovremmo preservare, in attesa di una migliore civiltà. Tutto ciò che distruggiamo non è ricreabile. Dietro alcune di queste riserve c’è la storia di uomini straordinari che hanno lottato da soli contro il potere economico per salvare fazzoletti di terre: stralci di vita alla follia umana. Dietro alcune di queste aree c’è la storia negativa di tutti quegli eserciti di persone pagate per la tutela dell’ambiente che hanno distrutto le foreste, i laghi il mare …pagati per guardare morire la vita. Oggi questo governo deve eliminare proprio quei pochi soldati fedeli alla natura che hanno difeso il territorio, che hanno difeso il nostro futuro, che hanno difeso la vita. Mentre si rafforzano quegli eserciti che hanno distrutto il territorio. Sì proprio così, dipendenti pubblici pagati per salvare l’ambiente che decidono di stare a guardare senza mai intervenire. Una Pletora di guardiani fantasmi… Sì proprio loro , eppure hanno deciso di eliminare gli ultimi paladini gli ultimi che hanno il coraggio di fare il proprio dovere fino in fondo..”, ha scritto Giudice. .
 
E i  numeri parlano chiaro e, allo stato attuale della proposta in discussione, raccontano di una drastica ed immotivata riduzione di oltre il 55% proprio nel capitolo destinato alla gestione ed al trattamento del personale delle riserve naturali affidate alle Associazioni Ambientaliste. A questo si aggiunge l’azzeramento totale del capitolo (442525) per la istituzione di nuove riserve naturali.
E tutto questo mentre, invece, sono stati totalmente garantiti per tutto il triennio 2016/2018 il personale dei parchi regionali e quello delle riserve naturali affidate alle soppresse province regionali.
“E’ una vergogna. Il governo Crocetta e la sua variopinta maggioranza – ha dichiarato Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia – ha scelto di chiudere l’esperienza delle riserve naturali gestite dal privato sociale. Quella che era ed è un’eccellenza viene chiusa, salvando quelle piene di contraddizioni, limiti e sprechi.Sulla questione è intervenuta anche Mimma Calabrò  segretario Generale Fisascat Cisl Regionale Sicilia. -“Se la politica non sarà in grado di garantire nella legge finanziaria 2016 la copertura degli importi fissati dalla convenzioni di affidamento alle associazioni ambientaliste delle riserve naturali – continua Mimma Calabrò – le conseguenze sarebbero gravissime ed inaccettabili con il licenziamento di circa 90 operatori qualificati, la dismissione di presidi sul territorio – incredibilmente proprio nel momento in cui sembrerebbe ci si appresti ad attivare i servizi a pagamento – l’abbandono di importanti aree di interesse naturalistico.
 
Auspichiamo quindi che vengano rispettati gli impegni assunti in sede politica con il conseguente ripristino della copertura finanziaria del capitolo destinato a questo importante settore nella gestione delle natura in Sicilia”.

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