Inaugurata Ultima Sicilia al Museo Archeologico. Le Mura trasformate in teatro all’aperto

È stata inaugurata ieri Ultima Sicilia, la mostra itinerante del fotografo gelese Giovanni Chiaramonte. Immagini di una Gela degli anni ’70 sono esposte al Museo Archeologico di Gela fino al 10 novembre, poi la mostra si sposterà a Ragusa e a Caltagirone.

Alla presenza dell’artista gelese Giovanni Iudice, del direttore del Polo museale di Gela Ennio Turco, del direttore della Galleria Fotografica Luigi Ghirri di Caltagirone Sebastiano Favitta,  è stata ripercossa la storia del fotografo Chiaramonte di quando era ventenne e si è approcciato alla fotografia diventando poi questa la sua arte.

Negativi ritrovati i recente in un cassetto che sottolineato gli ultimi scorci di una Sicilia Antica che si andava trasformando nella brutalità moderna dell’abusivismo edilizio connaturato all’industrializzazione senza sviluppo”. Ha detto l’artista Giovanni Iudice.

La mostra ha fatto parte di una serie di eventi inerenti appartenenti alla manifestazione europea “Giornate del patrimonio…l’arte di condividere, che hanno mirato alla valorizzazione del territorio.

Protagoniste sono state anche le Mura di Timoleonte. Ieri mattina tantissimi hanno vistato le fortificazione più antiche della storia greca risalenti al IV secolo A.C. e oggi in perfetto stato.

Si è trattata di una iniziativa del Polo museale di Gela diretto da Ennio Turco, con la collaborazione del Gruppo archeologico Geloi, di Movi, della Casa del Volontariato, della rete CAntiere Gela.

Assieme alla visita guidata sono stati mostrati i reperti ritrovati durante il secondo campo internazionale di archeologia che si è tenuto nelle scorse settimane, e che verranno portati al museo (tegole, mattoni, pezzi di anfore e ceramiche).

All’ingresso delle Mura allestita la mostra di quadri di Maria Ventura, promossa dall’Accademia Maria Cristina di Savoia.

Il gruppo Geloi ha raccontato il culto di Demetra e Kore.

Si  è trattata di una iniziativa che ha avuto l’obiettivo della valorizzazione del sito archeologico, che per molti anni è stato dimenticato.