Incontro ravvicinato con Davide Russo, giovane scrittore gelese

“L’uomo sbiadito” è il suo primo romanzo, storia di solitudine e libertà che si influenzano l’una con l’altra. Specchio della condizione di alienazione che un giovane può vivere in una città che sente “estranea”. Davide Russo, scrittore  gelese classe 1990,  ha impiegato quasi un anno per completare il suo primo romanzo, nato dalla voglia di raccontare, una sorta di surreale distanza dalla realtà a cui il protagonista non si sente di appartenere.

” In una città indefinita come l’odierno vive uno strano fantasma, esso entra frequentemente in contatto con gli altri abitanti esattamente come farebbe una persona normale ma al tempo stesso non è per niente una persona come tutte le altre”

Studente alla facoltà di filosofia presso l’università di Catania, dopo aver conseguito il diploma di maturità scientifica ,Davide Russo prima di diventare uno scrittore,  è stato un grande lettore. Anche se il cinema è la sua vera passione.

Perchè hai scelto come titolo del tuo primo romanzo “L’uomo sbiadito”? Sul perchè c’è poco da dire, è la descrizione del protagonista in due parole.

 

-Come ti è venuta l’idea di questo libro? Diverso tempo fa ho deciso di voler mettermi alla prova cercando di raccontare una storia che parli della situazione sociale odierna e dell’alienazione che si vive all’interno di una città in un contesto surreale. Lo scopo era proprio scrivere un libro.

Quali sono gli autori che ti hanno influenzato? A dire il vero non sono un grande appassionato. Non sono il tipo da decine,centinaia di libri. Diciamo che ho letto tante volte sempre gli stessi. La mia passione fin da bambino è il cinema e quindi volevo scrivere una storia che potesse trasmettere delle immagini al lettore con un ritmo cinematografico, creando un vero e proprio cambio di scena tra un capitolo e l’altro.

Negli ultimi anni mi sono avvicinato alla cultura nerd-giapponese, anime e manga, perchè affrontano l’argomento soprannaturale in maniera originale, inserendo azioni incredibili, come leggere nella mente, ma contestualizzandolo nella quotidianità di quella persona senza dover indossare maschere o costumi da super eroe.

Quanto tempo ti è servito per completarlo? Quasi un anno però ho diviso il lavoro in due fasi. Ho voluto posizionare i capitoli in modo equilibrato ,quasi come se il libro fosse una sceneggiatura. La progettazione mi ha preso però la maggior parte del tempo. A scrivere invece ho impiegato solo 3 mesi. Avevo le idee molto chiare su ciò che volevo mettere nero su bianco.

Ci sono spunti autobiografici? No, perchè non mi piace il “tratto da una storia vera…” Quello che c’è di mio è solo il tipo di linguaggio, un po’ più ricercato, quasi appartenente ad un’altra epoca.

-Chi è stata la prima persona a cui lo hai fatto leggere ? La mia famiglia in toto. Non ho detto a nessuno cosa avevo in cantiere. Quando ho messo l’ultimo punto ho semplicemente scritto sul nostro gruppo whatsapp “Ho scritto un libro” , ma non so sinceramente chi lo abbia letto per primo.

E quali sono state le reazioni? Beh,  diciamo che noi non siamo tipi da manifestare entusiasmo in modo eccessivo, siamo molto pacati nel manifestare i nostri sentimenti , però erano tutti molto contenti.Forse mio padre è stato il più entusiasta .

-Ti ha aiutato, lungo questo percorso, il tuo cammino di fede? Dal punto di vista antropologico ho voluto inserire una morale che critica  l’omologazione e l’alienazione dell’uomo moderno che vive esclusivamente per sè stesso. Il mio protagonista è anche una figura quasi Cristianica anche se in un modo un pò particolare. Lui è un picchiatore seriale che si carica delle cattive azioni degli altri assumendosene la responsabilità, quindi lo attua al posto loro assorbendo il male delle persone che ha intorno.

-Hai scelto tu il tipo di impaginazione, la copertina, il carattere e lo stile? Si, perchè è un’autoproduzione fatta attraverso il sito “Il mio libro” all’interno del quale tra l’altro sto partecipando ad un concorso, in palio c’è una produzione vera. Ho scelto un carattere grande per diversi motivi tra cui  quello di raggiungere il minimo di cartella editoriale per essere considerato un romanzo. Volevo dare del volume.

Qual è il tuo target? I ragazzi dalle scuole medie in poi. Per questo motivo in futuro mi piacerebbe trasformarlo in una graphic novel. Mi piacerebbe molto promuoverlo in giro per le scuole, anche per fare avvicinare i ragazzi a qualcosa di diverso dai soliti tablet e smartphone.

Maria Chiara Sciascia