Indotto Gela: cento famiglie nel baratro. I sindacati vogliono i fatti

Rimane alta la tensione nell’indotto della Raffineria Eni di Gela anche dopo l’incontro di ieri sera avvenuto tra i sindacati,  Sicindustria e Legacoop, durante il quale, si è fatto il punto sul piano di riconversione Green della raffineria Eni e i lavori avviati nello stabilimento.

Cgil, Cisl e Uil provinciali, insieme con i metalmeccanici di Fim, Fiom e Uilm, sottolineano la mancata soluzione che permetterebbe di dare risposta immediata a più di 100 lavoratori metalmeccanici.

Secondo i sindacati la multinazionale Eni permetterebbe di reperire personale dalle agenzie interinali, dai pensionati e di tanti altri lavoratori che scavalcano coloro che sono nelle liste di disponibiltà degli ex operai dell’indotto.

Secondo Sicindustria dall’accordo del  6 novmenbre del 2014 fino a luglio 2017, Eni ha investito sul territorio gelese complessivamente 555 milioni di euro per portare avanti un piano di sviluppo tecnologico, di ricerca e di elevata sostenibilità ambientale. Purtroppo vi sono aziende dell’indotto che non hanno retto, mentre altre addirittura si sono creati uno spazio anche all’estero.

Ma i sindacati vogliono i fatti e dopo il nulla di fatto di ieri, non è escluso il ricorso allo sciopero.