Gela: ex operaio dell’indotto costretto a vendere le fedi per comperare i libri ai figli

È finita su Canale5 la storia di Emanuele tecnico elettrostrumentale in una delle società dell’indotto di Gela, che  ha perso il lavoro a causa della chiusura e riconversione dello stabilimento Eni.

La sua è una storia come tante nella città del Golfo, dove dal 2014 cioè da quando si è firmato il Protocollo di intesa al Mise, lo spettro della disoccupazione la fa da pardrone..

Emanuele, intervistato durante la trasmissione condotta da Barbara D’Urso, per continuare a sopravvivere, a dar da mangiare alla propria famiglia e mantenere la sua casa è stato costretto a vendere quel poco di oro che possedeva, perfino le fedi del matrimonio per comprare i libri ai quattro figli e permettere loro di continuare a studiare.

Dal 2014 le cose sono molto cambiate a Gela. Erano 3000 gli occupati, tra diretto e indotto, nello stabilimento di Piana del Signore, ma quel Protocollo di riconversione firmato al Ministero dello sviluppo economico il 6 novembre del 2014, ha fatto scendere vertiginosamente i numeri di lavoratori.

Quelli del diretto sono stati destinati ad altre sedi: a Gela ne sono rimasti qualche centinaia.

Quelli dell’indotto per la maggior parte è  rimasta disoccupata, o costretta a fare le “fermate” all’estero, quando vi si presenta l’opportunità.

Si è costituito pure un comitato formato dalle mogli degli ex operai, che a voce corale hanno chiesto il diritto al lavoro per i propri mariti. Diverse le lettere aperte scritte alle autorità, diverse le manifestazioni e gli incontri.

La storia di Emanuele, che finora ha vissuto con 700 euro di mobilità, che sta anche per scadere, è comune a Gela. Una situazione che si è ripercorsa sull’intera economia della città: vie deserte, case in vendita e negozianti che boccheggiano, o costretti a chiudere. La riconversione garantirà solo pochissimi posti: tutti il resto potrà tranquillamente emigrare se non si creano le alternative, o gli investimenti.

La città è ancora in attesa del rifacimento del porto, dei finanziamenti del Patto per il Sud, dei lavori finanziati con le compensazioni Eni. Tutto è fermo, e i gelesi partono.