Intervengano le istituzioni europee per il passaggio di Gela a Catania. Ultima lettera del Csag, prima dell’azione giudiziaria

 
Si è rivolto alle istituzione europee, il Csag (comitato per lo sviluppo dell’area gelese per segnalare la violazione dei “ principi di legalità, democratico e della Autonomie locali,  che sta avvenendo in Sicilia, con la bocciatura da parte della I commissione Affari Istituzionale dell’Ars della modifica dei confini territoriali che impedirebbero il passaggio di Gela, Niscemi e Piazza Armerina alla Città metropolitana di Catania.
Il Csag,assieme al comitato Pro Referendum, Liberi Consorzi e Consulta, che da anni promuovono l’iniziativa,  hanno indirizzato una lunga lettera al Presidente Commissione del Parlamento Europeo  Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni
Claude Moraes, al Presidente Commissione del Parlamento Europeo Petizioni Cecilia Wikström, al Presidente Comitato delle Regioni Unione Europea Markku Markkula, al Mediatore Europeo Emily O’Reilly, alla Coordinatrice Nazionale dei Difensori Civici delle Regioni e delle Province autonome Lucia Franchini.
“Le città di Gela, Piazza Armerina e Niscemi,  situate nell’area centro-meridionale della Sicilia, con la creazione delle province avvenuta nel 1818, sono state ricomprese, su scelta dei Regnanti di allora (Borbone), all’interno della provincia di Caltanissetta,che risulta del tutto estranea ai processi storici, sociali, culturali e economici delle predette città. 
Nel 1927 il  Mussolini ha  modificato ulteriormente la geografia politica della Sicilia creando ex novo la Provincia di Enna, frammentando ulteriormente l’area e separando Gela e Niscemi da Piazza Armerina.
Sono trascorse svariate decine di anni da allora,  quando queste comunità hanno sempre provato a ricongiungersi tra loro,  tentando più volte la costituzione di una nuova provincia. Dopo vari tentativi nei decenni passati, sempre ostacolati da un Parlamento regionale conservatore e protettivo  dei confini provinciali, che  a fronte di una voglia generale di cambiamento in ambito nazionale, generata dagli enormi costi politici italiani, produce la Legge Regionale n° 8 del 24 marzo 2014, che prevede 9 Liberi Consorzi, in attuazione dell’art. 15 dello Statuto della Regione Siciliana.
Si tratta invero di nove Consorzi obbligatori e non “Liberi”, che vengono costituiti ricalcando i confini delle 9  ex province, con una sola novità:  le  Città Metropolitane di Palermo, Catania e Messina che non coincidono con le  ex province, ma, sono solo una porzione di esse. Quindi, la L.R. 8/14 istituisce  9 liberi Consorzi ed aggiunge ad essi tre nuovi enti intermedi: le città Metropolitane. È prevista altresì la costituzione di nuovi liberi Consorzi, ma le regole contenute nella Legge sono così numerose e complicate che  nessuna area siciliana ci proverà poi seriamente.
In questo contesto, il legislatore siciliano, per dare una parvenza  di democraticità alla L.R. 8/14, all’art. 2 stabilisce le norme per aderire ad un altro Libero Consorzio.
Anche in questo caso le prove sono difficilissime: ogni comune che vuole migrare verso un nuovo ente intermedio deve produrre una delibera consiliare votata favorevolmente dai 2/3 dei consiglieri in carica,  da sottoporre successivamente ad un referendum confermativo. E questo percorso seguono fedelmente solo i quattro comuni di Gela, Piazza Armerina, Niscemi e Licodia Eubea.
Le delibere e i risultati dei referendum vengono diffusi dagli uffici della Regione e pubblicati sulla Gazzetta ufficiale Regione Siciliana. 
Nel momento in cui la Giunta regionale ed il Parlamento Siciliano  ai sensi dell’art. 2 commi 6 e 7 della LR 8/14,  debbono prendere atto delle libere scelte di questi 4 comuni, iniziano i malumori politici che portano la Regione Siciliana a legiferare nuovamente sull’argomento.
Il 4 agosto 2015 viene promulgata la nuova Legge Regionale n° 15 del 4 agosto 2015. Questa Legge modifica il precedente assetto, istituendo 6 Liberi Consorzi ed i tre Liberi Consorzi di Palermo, Catania e Messina che “costituiscono” le Città Metropolitane. 
 
 
 
 
 
Tornano quindi ad esistere le 9 ex province che cambiano nome: in sei Liberi Consorzi  e tre Città Metropolitane.
I quattro coraggiosi e tenaci comuni sono invitati con questa nuova Legge a produrre una nuova delibera consiliare di adesione, in quanto il Libero Consorzio al quale si intendeva aderire ha cambiato i confini. Questa è la prima ingiustizia; a tutti i comuni dei Liberi Consorzi di Palermo, Catania e Messina non è stato permesso di scegliere una seconda volta a causa dei mutati confini territoriali dell’ente intermedio.
Ciononostante, i comuni di Gela, Piazza Armerina, Niscemi e Licodia Eubea producono una nuova delibera di adesione, in conformità alla nuova disposizione amministrativa.
Il Governo regionale, dopo lunghi mesi, diffidato dai comitati a proseguire  l’iter dettato dalla LR 15/15, produce i quattro DDL contenenti le variazioni territoriali, inviandoli all’Assemblea Regionale Siciliana (Parlamento Siciliano) che li incardina in I Commissione Affari Istituzionali per la preparazione dell’esame d’aula.
La I Commissione ARS nell’esaminare i singoli DDL di variazioni territoriali, inaspettatamente, nonostante tutta la procedura seguita dai quattro comuni fosse esatta e scrupolosa, dà parere negativo ai DDL.
Oggi tutto rimane fermo per i quattro comuni, nel contempo la Regione inizia ad organizzare gli enti intermedi siciliani, individuando i Sindaci Metropolitani e stabilendo i termini ultimi per le elezioni delle cariche istituzionali dell’ente intermedio.
Tutto in cui abbiamo creduto sembra svanire: la democrazia, l’osservanza delle  regole, il rispetto reciproco, la libertà dei popoli e delle comunità, le leggi. Tutto vano. In Sicilia, piccola porzione dell’evoluta Europa, è avvenuto quello che noi europei contestiamo ai paesi più arretrati e violenti in ogni parte del mondo. La violazione del principio di legalità; la violazione del principio democratico; la violazione del principio delle autonomie locali. Noi cittadini dell’Europa, che è l’emblema dei diritti civili nel mondo, possiamo tollerare questo atto? 
Noi crediamo di no,  e per questo motivo che scriviamo alle istituzioni europee. Chiediamo che giunga dall’Europa un segnale vero di rispetto delle regole, della democrazia, delle libertà.
Abbiamo già scritto più volte al Presidente della Repubblica Italiana, quale garante della Costituzione Italiana e della democrazia, all’Associazione Nazionale Comuni d’Italia (ANCI) quale ente di difesa di diritti e delle libere scelte dei comuni italiani, al Presidente dell’Assemblea Regionale e siamo in attesa di una risposta. Permane un silenzio preoccupante che, portato alle estreme conseguenze, potrebbe perfino minare il rispetto delle istituzioni italiane.
Ci rivolgiamo a Voi, come ultimo atto interlocutorio prima dell’azione giudiziaria, che inevitabilmente mostrerà quanti rischi corre la democrazia nelle periferie dell’Europa e quanta poca libertà e garanzia  dei diritti e dei principi fondamentali di una democrazia compiuta caratterizzi la Sicilia.”