Iter di riforma delle ex province, comitati: “Basta incontri, faremo valere le nostre ragioni nei tribunali”

Lontano dai riflettori per giungere al completamento dell’iter di riforma delle ex province.

Da mesi, i comitati di Gela, Piazza Armerina e Niscemi, promotori del passaggio alla città metropolitana di Catania, lavorano in silenzio per cercare di porre il lieto fine a una vicenda che dura oramai da troppo tempo e che ad oggi risulta ancora sospesa. Mesi di contatti e incontri, per evidenziare alla fine il disinteresse della politica a tutti i livelli.

“Abbiamo provato in tutti i modi a ottenere un incontro, sin dall’insediamento – dicono i comitati – al Presidente della Regione Nello Musumeci e al Presidente dell’ARS Gianfranco Miccichè. Abbiamo incontrato l’assessore alle autonomie locali Bernadette Grasso e la dirigente responsabile del Dipartimento delle autonomie locali Margherita Rizza, apparse dapprima entrambe disponibili a trovare una soluzione, per far poi svanire tutto.

Per oltre un’ora e mezza abbiamo discusso anche con il Presidente della I Commissione ARS Stefano Pellegrino e insieme abbiamo trovato la formula per evitare di portare la vicenda in tribunale: inserire un emendamento all’interno del Decreto di Legge Governativo, che stabilisce il metodo e i tempi delle elezioni degli enti intermedi (ex province), attualmente incardinato in I Commissione e che a breve verrà trasmesso in aula.

Da mesi inseguiamo il governatore Musumeci, che da un palco allestito a Piazza Armerina aveva garantito ai Comitati che avrebbe onorato gli impegni presi nei confronti del popolo e del volere delle comunità di Gela, Piazza Armerina, Niscemi e Licodia Eubea, espresso tramite referendum popolare.

Della vicenda – continuano – è stato informato anche il Ministro della democrazia diretta Riccardo Fraccaro e, a tal proposito, abbiamo saputo che la vicenda è stata trattata, ma non abbiamo avuto risposte sulla presa di posizione del Ministero”.

Dunque, tutta una serie di incontri, appuntamenti, telefonate e contatti che, dopo ben sei lunghi anni, non sono ancora riusciti a fornire delle risposte chiare sul corso di questo iter. Ma il nocciolo della questione è anche un altro. “Martedì 16 ottobre – proseguono i componenti – sono stati esaminati presso la I Commissione ARS gli emendamenti aggiuntivi al Decreto di Legge 367 ‘Norme in materia di enti di area vasta’, tra questi anche quello prodotto dai comitati e presentato dall’Onorevole Nuccio Di Paola, che mira a definire i confini dell’ente intermedio prima del voto, alla luce dell’iter corretto e validato dagli enti regionali preposti, svolto dai quattro Comuni siciliani, Gela, Piazza Armerina, Niscemi e Licodia Eubea.

Ebbene, la Commissione ha dichiarato inammissibile l’emendamento, però è stato ammesso quello del Governo, che cambia il nome ai liberi consorzi, che si chiameranno ‘province regionali’. Come nel gioco dell’oca, si torna alla casella di partenza”. Una situazione che ha stremato i comitati, stanchi di incontri e discussioni. Adesso le azioni passeranno in tribunale.

“L’alta inaffidabilità della politica siciliana – hanno aggiunto – ci consiglia di rivolgerci ai tribunali. Questa non è più una battaglia territoriale, ma una lotta per la democrazia, alla base della quale sta il rispetto delle volontà popolari”.

“In dieci mesi abbiamo incontrato tutti – ha ammesso Filippo Franzone, coordinatore del Comitato per lo Sviluppo dell’area gelese – siamo stanchi. Faremo valere le nostre ragioni adesso nei tribunali. Nella Costituzione ci dicono che il popolo è sovrano, ma nella realtà non è così: il Parlamento è sovrano e il popolo è suddito e noi non ci stiamo”.

“Alla Regione chiediamo di onorare gli impegni presi nei confronti di queste comunità – ha aggiunto Salvatore Murella, presidente Comitato cittadino di Piazza Armerina – la mia città è stanca, sfiduciata, amareggiata, ma non rassegnata. Ci dispiace rivolgerci alla Magistratura, ma saremo costretti, affinché chi deve fare faccia”. Dalla prossima settimana, intanto, verranno inviate le prime diffide ai rappresentanti del Governo regionale e, se sarà il caso, anche nazionale.