Izzia, tecnico gelese sequestrato in Colombia: l’indifferenza dello stato

“Per lo stato non tutti i sequestrati sono uguali”. In seguito alle polemiche del presunto riscatto pagato dallo Stato italiano per la liberazione delle due cooperanti Greta e Vanessa, Striscia la Notizia ha incontrato alcuni cittadini italiani vittime, in passato, di sequestro di persona  per sentire il parere di chi ha vissuto questo dramma sulla propria pelle. Tra questi anche  Gaetano Izzia  il tecnico gelese sequestrato in Colombia nel settembre 2000 da guerriglieri, mentre andava al lavoro con due colleghi. Izzia si è sfogato ai microfoni di  di Stefania Petyx la settimana scorsa sottolineando il comportamento differente da parte dello  Stato tra il suo caso e quello di Vanessa e Greta. Per la liberazione delle due cooperanti lo Stato ha pagato il riscatto. «Nessuno si è fatto carico della mia situazione – ha raccontato Izzia – sono stato prigioniero dell’ Esercito della Liberazione nazionale per 14 mesi ed i miei colleghi per 19″.  La  liberazione di Izzia è avvenuta grazie all’intervento della  Comunità di S. Egidio che ha avviato trattative con i guerriglieri. “Io stavo male e la Comunità si è fatta carico di far curare a Cuba uno dei guerriglieri in cambio della mia liberazione”, ha detto Izzia.  Ad attendere Gaetano Izzia in aeroporto subito dopo la liberazione, non si è visto nessun rappresentante dello Stato. “Sono rientrato – ha riferito Izzia – come se fossi stato un semplice turista. Lo Stato con me non si è fatto vivo neanche dopo la liberazione. Solo dopo un anno e mezzo sono stato chiamato dai  magistrati chiedendomi i dettagli sul sequestro e se ero in grado di riconoscere i sequestratori

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