Trilogia della città di K: Realtà e Menzogna

Il romanzo “Trilogia della città di K”, della scrittrice ungherese Agota Kristof, è diviso in tre libri scritti e pubblicati in momenti diversi, ambientato in un paese dell’est europeo, i tre racconti sviluppano la storia dei due protagonisti.

Il prima libro “Il grande quaderno” (Le grand cahier uscito nel 1988 da Seuil) è narrata in prima persona plurale dai gemelli Lucas e Claus di circa otto anni, che si esprimo sempre in termini “noi”, agiscono e pensano come una sola persona e si muovono come se fossero un corpo unico. Escludendo quelli dei gemelli, non sono menzionati altri nomi, ma solo funzioni archetipiche segnalate dalle iniziali maiuscole come Madre, Nonna, la Grande Città, tipico dei racconti mitologici, senza storia e senza tempo.
Il libro si apre con una Madre e i gemelli in fuga da una guerra, probabilmente la seconda guerra mondiale. I tre dopo aver viaggiato tutta la notte raggiungono la casa della Nonna, un’anziana contadina molto cattiva, soprannominata “la Strega” , la Madre lascia i gemelli, per farli sopravvivere alla guerra, e si allontana piangendo. I bambini si ritrovano a vivere in un casolare sporco e pieno di miseria,  governato da una Nonna tiranna che li costringe a fare lavori pesanti e li priva di tutto il necessario per vivere in modo decente.
Imparano così l’arte dell’arrangiarsi con tutti i mezzi, a rubare, ricattare e uccidere, ma anche a guadagnarsi qualche soldo extra esibendosi con l’armonica nelle osterie. Il mondo che li circonda è disumano, spietato, e per sopportare la sofferenza i due si sottopongono ad una serie di esercizi di educazione al dolore fisico e psicologico e grazie alla loro spiccata intelligenza riescono a imparare la lingua dei dominatori, a leggere, ma rimanendo rigorosamente lontano dalla scuola, completano la loro educazione con l’esperienza di sesso animalesco con una ninfomane e poi con la fantesca del curato.
La loro vita scorre tra, le sirene del coprifuoco, l’allarme dei bombardamenti, gli omicidi, le malattie e la morte che hanno ormai un volto così familiare da non aver più paura. Quando la Madre si ripresenterà, una granata la farà saltare in aria davanti ai loro occhi, da quel giorno inizieranno a collezionare scheletri delle persone care. Più tardi muore anche la Nonna. Il Padre si presenta da loro per farsi aiutare ad oltrepassare la frontiera, i due si organizzano in modo tale che almeno uno dei due possa approfittarne per abbandonare definitivamente il paese.
Il tutto si svolge in un luogo indefinito, mai nominato. L’unica cosa che sappiamo è che si tratta di un piccolo centro di un paese dell’Est Europa e che vicino c’è una Grande Città dove cadono le bombe e da cui la gente scappa per mancanza di viveri.
Il primo libro si conclude con la separazione dei due gemelli, Claus scappa in un altro paese, oltre la frontiera, in un mondo diverso, finalmente libero. I due fratelli si incroceranno solo alla fine della trilogia. Come scrive Elesabetta Rasy “quando i due gemelli vengono separati, ogni storia ha il suo doppio, ogni certezza è abolita e l’identità stessa di Claus e Lucas si confonde in una vertigine di scambi senza fine”.

Nel secondo libro “La prova” (La preuve, 1989) sono narrati solo le vicende di Lucas, dove lo ritroviamo cresciuto ed è anche diventato un appassionato lettore di libri, che si guadagna da vivere coltivando i prodotti della terra, e scrive anche su un misterioso quaderno. Dopo una profonda crisi di identità, probabilmente legata alla separazione del fratello, riesce ad ottenere una carta d’identità e una patente di invalidità mentale che lo esonerano dal servizio militare.
Ha ereditato dalla Nonna la casa in cui vive e presso di sé ospita la giovane Yasmine, che dà alla luce Mathias, un bambino deforme e ipersensibile, e di cui Lucas si affeziona tantissimo, ma vengono abbandonati dalla giovane donna e i due si trasferiscono in una nuova casa, dove vicino si trova una bottega di libri. Mathias finirà con l’uccidersi, e a questo punto il manoscritto al quale ha tanto lavorato Lucas comincia a mescolarsi al racconto, confondendo in questo modo realtà e immaginazione. Claus è mai esistito o era solo frutto dell’immaginazione di Lucas? O viceversa?

Il terzo libro “La terza menzogna” (Le troisieme mensonge, 1991) confonde ancora di più le idee, scopriamo di essere stati ingannati nel corso dei precedenti libri. Raccontato in prima persona da Claus che narra la sua versione dei fatti con frequenti salti nel tempo, così scopriamo che l’uomo che grazie all’aiuto dei due gemelli è riuscito ad attraversare la frontiera non era il padre e a lasciare il paese non era stato Claus ma Lucas ed alla Nonna era stato consegnato solo un gemello. Claus, trent’anni più tardi, malato e ormai prossimo alla morte, torna al paese per cercare il fratello, ma viene arrestato perché trovato con un documento scaduto. Ma si tratta veramente di Claus?

Il libro termina come una favola, ma a differenza delle favole non ha un lieto fine.
Per i riferimenti storici come la guerra, il regime, la fuga, l’esilio e anche l’indifferenza a chi è solo
, la Trilogia viene vista solo come un violento atto di accusa verso la guerra che ha colpito paesi e famiglie e le ingiustizie prodotte da essa, ma qui c’è soprattutto anche una profonda meditazione sulla vita e la scrittura o ” un grande esercizio di educazione al dolore” per utilizzare le parole della Kristof, anche per lei la salvezza quella reale, dello spirito, è arrivata grazie alla scrittura.

Nel 2013 esce nelle sale cinematografiche il film “Il grande quaderno” diretto dal regista ungherese János Szász. Tratto dal primo capitolo della Trilogia non è acclamato dalle critica perché molto probabilmente realizzato con pochi soldi e nel periodo delle riprese del film sopraggiuge la morte della scrittrice.

 

Agota KRISTOFAgota Kristof. – Scrittrice ungherese (Csikvaud, presso Köszeg, 1935 – Neuchâtel 2011), naturalizzata svizzera. Espatriata in Austria nel 1956, dopo la repressione dei moti di Budapest e l’invasione dell’Armata Rossa, e quindi trasferitasi nella Svizzera romanda, è autrice di una produzione letteraria intrisa dei temi della guerra, dell’esilio e della solitudine, svolti attraverso una prosa secca e tagliente che utilizza esclusivamente la lingua francese, appresa a fatica e adottata quasi come ultimo e doloroso distacco da ogni vincolo culturale con il suo paese di origine.

Articoli correlati