L’antiracket “Giordano” inaugura la nuova sede con un incontro a Palazzo Mallìa

E’ stata inaugurata questa mattina la nuova sede della Fai antiracket Gela – Associazione “Gaetano Giordano”, sita a Palazzo Guttilla, in corso Vittorio Emanuele, in quelli che prima erano locali appartenenti alla mafia (ndE su precisazione dell’arch. Salinitro) al Comune di Gela, oggi riqualificati grazie ai fondi del progetto Pon Sicurezza, promosso dall’Unione Europea. Una sede ampliata e ristrutturata, così da potenziare l’utilizzo degli spazi, pensati per accogliere anche le scolaresche, nell’ambito di iniziative organizzate in collaborazione con il mondo dell’istruzione. Prima della benedizione dei locali da parte del vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, mons. Rosario Gisana, si è tenuto, nel vicino Palazzo Aldisio Mallìa, un incontro alla presenza di ospiti di rilievo. Ad intervenire, Renzo Caponetti, presidente dell’antiracket di Gela, Pippo Scandurra, presidente nazionale Fai, Federazione antiracket italiana, il prefetto Santi Giuffrè, commissario straordinario antiracket, e il prefetto di Caltanissetta Maria Teresa Cucinotta. A moderare i lavori, Tano Grasso, presidente onorario Fai. Lo scorso 16 luglio, si sono celebrati i dieci anni dalla nascita dell’associazione “Giordano” che, oggi, si conferma  un importante punto di riferimento, attraverso cui convergono, in un unico fronte sinergico, magistratura, forze dell’ordine e società civile. Caponetti ha ricordato ancora una volta questi dieci anni di instancabile lotta. Le prime riunioni segrete, i discorsi sussurrati, il sorgere di una coscienza collettiva, consapevole della necessità di un cambio di rotta, di un movimento di reazione compatto e organizzato, pronto ad abbattere il muro dell’omertà, leva della criminalità organizzata che, attraverso il silenzio e l’indifferenza generale, tende ad  insinuarsi come un cancro infetto negli strati sociali e nei settori di sviluppo. Un cammino scomodo, quello dell’antiracket Giordano, scomodo come quella parola che cominciava a essere pronunciata, sempre più forte, sempre più chiara, nelle piazze e nei cortei. Mafia. Mafia come sporco, come puzza, come corruzione. Mafia come compromesso, come minaccia alla dignità. Mafia da combattere. Mafia a cui ribellarsi a testa alta, con il coraggio degli uomini liberi. Un cammino arduo, che ha visto tantissimi operatori economici denunciare gli estorsori. Grazie alla loro tenacia, le Forze di Polizia hanno potuto effettuare centinaia di arresti nell’ambito di numerose operazioni. Ultima di queste, quella denominata Redivivi, che ha sgominato sul nascere un nuovo clan formato da esponenti appartenenti a famiglie di spicco delle consorterie mafiose di Gela che miravano al controllo del territorio.

Delusi gli operai dell’indotto per l’assenza della presidente nazionale della Commissione Antimafia Rosy Bindi, che aveva inizialmente comunicato la sua partecipazione. La venuta della Bindi in città era stata vista come un’opportunità di tramite  per  far giungere a Roma il grido d’aiuto dei lavoratori. Intanto, gli intervenuti hanno ricordato il dramma occupazionale che sta vivendo Gela negli ultimi mesi. <<La battaglia dei lavoratori della raffineria – hanno più volte affermato – riguarda tutti noi. Se un settore importante dell’economia locale viene minacciato, ne risentono inevitabilmente tutti gli anelli della catena, in una grave crisi collettiva>>.

Presenti all’incontro, anche il presidente del Tribunale Paolo Fiore, il Procuratore della Repubblica Lucia Lotti, il gip Lirio Conti e gli esponenti delle Forze dell’Ordine del territorio. A rappresentare l’amministrazione comunale, gli assessori Francesco Salinitro ed Eugenio Catania. 

 

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