“L’arte salverà il mondo”: rimbocchiamoci le maniche per creare la nostra Gela

“L’arte salverà il mondo”. Non è solo un modo di dire, è piuttosto quanto di più vero l’uomo possa mai aver pensato. L’arte, in tutte le sue forme ed espressioni, è l’unica capace di rendere migliori, di donare bellezza al brutto, di non fare invecchiare, di educare chiunque, anche gli incivili. L’arte sa stupire, sa meravigliare, sa farsi apprezzare e attirare a sé gente da tutte le parti del mondo. Riesce a farsi amare persino dai non addetti al mestiere.

“L’arte salverà il mondo”. “L’arte salverà Gela”. Mi piace pensarla così perché forse, in una città dalla preziosa importanza storica come la nostra, qualcosa sta cambiando. Gli artisti sembrano non aver più paura di scommettersi e di spendersi per il bene di un paese a lungo martoriato dai pregiudizi, dalla crisi occupazionale, dalla mancanza di rispetto per il bene pubblico. Nascono idee, sempre più persone credono in progetti ambiziosi, si sensibilizza la cittadinanza al gusto per il bello.

L’arte e la cultura possono davvero salvare questa città, renderla più attraente, più vivibile, addolcirne i difetti, correggerne le imperfezioni. Non saremo mai felici, se non amiamo il posto in cui viviamo; non saremo mai gelesi fieri delle proprie origini, se non impariamo ad aver cura di qualcosa. Non avremo mai occasioni di riscatto, se non saremo noi stessi artefici del rilancio. La Gela buona chiede questo: maggiore attenzione e più sostegno per chi vuole e può fare qualcosa di bello per tutti.

L’arte non ha colore politico, non ha preferenze, non fa discriminazioni. L’arte è il privilegio concesso a un popolo di essere raccontato col pennello su una tela, con i colori su un muro, con la penna su un foglio di carta. L’arte è la medicina di un paese moribondo, è sempre l’inizio di un periodo nuovo; è una rinascita che non richiede sforzi, ma partecipazione. Non accetta compromessi, ma collaborazioni. Non permette esitazioni, ma pretende forza di volontà.

Gela merita l’arte, che sia quella custodita in una mostra o quella che colora un cortile abbandonato. Gela ha bisogno dell’arte così come della letteratura, del gioco costruttivo per i più piccoli, delle alternative per i più giovani, dei salotti culturali per gli adulti. È una grande città con una miriade di problemi e di difetti per i quali non si può non storcere il naso, ma perché non darle un’altra possibilità? Perché non regalare a noi stessi il cambiamento?

Oggi è domenica e, come tutte le cose, si inizia da lunedì anche stavolta. Rimbocchiamoci le maniche da domani e mettiamoci a lavoro. Tutti. Da soli si può andare ovunque, ma è insieme che si arriva a destinazione. Concediamoci un’altra Gela, è ora.

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