L’Editoriale / Quei selfie sui binari e la rappresentazione social del sé

Un selfie sui binari. Adrenalina pura. Voglia di apparire mentre compi un gesto stupido ma che nel branco ti fa sentire forte e invincibile. In tutta la penisola tra i macchinisti è allarme rosso. Già vedere dei ragazzini che giocano vicino ai binari come è accaduto giorni fa, ad un macchinista, apre il ventaglio delle paure. Poi la Polizia Ferroviaria, nel caso specifico, si accorgerà che non c’entrano i selfie sui binari, ma soltanto qualche calcio ad un pallone in attesa di una compagna di classe. Ma la paura di bravate fuori dalle righe rimane. Tutta la vita degli adolescenti è legata alle tecnologie. Adesso vanno in gita e quando finalmente a fine giornata arrivano in discoteca, raccontano i loro docenti, la prima cosa che chiedono è se all’interno il wi-fi funziona. C’è il bisogno di far sapere subito attraverso i social in tempo reale cosa si sta facendo e come ci si diverte. Ma il mostrare il sé on line, quello che può piacere agli altri, passa in secondo piano rispetto alla tutela della propria salute, del proprio corpo o della propria psiche.

In questi giorni ho parlato con centinaia di studenti in varie parti d’Italia proprio dei pericoli e delle opportunità che il web, ed in particolare i social propongono. L’uso consapevole è la cosa più corretta e ragionevole. Ma certe volte pensiamo di essere invincibili. E così la nuova moda dei selfie vicino ai binari, o sui binari sembra essere diffusissima.

Le nostre vite sono sempre più regolate da Facebook, Google, Twitter, Youtube, ma ciò non significa solo che siamo sempre connessi e che le nostre relazioni si costruiscono attraverso i social media, ma vuol dire soprattutto che siamo guidati dalle funzionalità sviluppate all’interno di queste interfacce tecnologiche, che sono più o meno fruibili in funzione del supporto di cui disponiamo. Avere uno smartphone di ultima generazione ci permette di scaricare le app più richieste che consentono anche elaborazioni di immagini da collocare on line. Subito. Ma se gli adolescenti mettono la loro vita a rischio con l’adrenalina da selfie noi adulti non possiamo rimanere a guardare. Dobbiamo capire come trovare il modo per parlare i loro linguaggi, comprendere i loro disagi, costruire insieme a loro un sé on line e off line che sia fuori da pericoli ma denso di opportunità. Non è facile, ma nemmeno impossibile.

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