L’Eni rispetti gli impegni: sciopero il 20 gennaio, parteciperanno anche i dipendenti del sito gelese

Aderiranno anche i dipendenti del gurppo Eni di Gela allo sciopero che è stato proclamato per il 20 gennaio Filctem-Cigl, Femca-Cisl e Uiltec, nel dicembre scorso. Otto  ore di sciopero in tutti gli insediamenti italiani del gruppo Eni e della società Saipem. 
“Non siamo di fronte ad un normale riassetto di una grande azienda, ma allo smantellamento della chimica italiana e ad una accelerazione del processo di trasformazione dell’Eni che vede le sue attività tutte concentrate fuori dall’Italia”. Hanno sottolineato i  segretari generali Filctem, Femca, Uiltec, Emilio Miceli, Angelo Colombini, Paolo Pirani. Sulla questione sono intervenuti anche i segretari provinciali per un accordo di programma che è stato firmato un anno fa e che ancora non ha visto la sua realizzazione. Un accordo che avrebbe condotto alla riconversione green dell’azienda petrolifera gelese. “Ci sono troppe anomalie nel percorso che avrebbe dovuto condurre alla green refinery –  hanno dichiarato Gaetano Catania, Francesco Emilia ni e Maurizio Castania”. Intanto in questi giorni circa 150  lasceranno la sede gelese, portando portando gli organici dagli attuali 550 dipendenti ai 400 stabiliti con il protocollo d’intesa. Le segreterie di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil accusano l’azienda di non rispettare i percorsi concordati e di adottare “decisioni unilaterali”  che mettono in discussione il “processo di cambiamento” e fanno nascere molte difficoltà  sia in termini di operatività che in termini di gestione delle risorse. I  sindacati  hanno più volte sottolineato come l’Eni,  un lato accelera la riduzione dei posti di lavoro, che sono passati da 1.150 a 400, dall’altro tarda ad avviare la bonifica delle  aree dismesse e la costruzione dei nuovi impianti. La mobilitazione di giorno 20, che  dovrebbe servire ad esortare l’Eni a rimanere  in Italia e mantenere una sua presenza industriale, consisterà nel fermo non solo degli operatori della multinazionale, ma anche i processi produttivi, dagli impianti di raffineria ai pozzi di Enimed.  Intanto i tre segretari provinciali hanno chiesto incontro con i  responsabili aziendali. Sullo sciopero era intervenuto anche il leader della Cgil, Susanna Camusso, che intende richiamare la responsabilità del governo a non perdere l’ennesimo settore industriale quale è la chimica”. Perchè l’Eni non sta abbandonando solo Gela, ma tutti i siti italiani. In poche parole quello che era il colosso di stato della chimica sta per abdicare, per cederne il controllo a una multinazionale. Con tutte le incognite che questo tipo di operazione comporta.