L’informazione al tempo di Renzi.

“Quando e se il Pd andrà al governo del paese, i partiti e la politica rimarranno fuori dalla Rai e dal servizio pubblico”. Era il 19 Aprile del 2012, quando Matteo Renzi, durante la puntata del noto talk show Servizio Pubblico condotto da Michele Santoro, esprimeva la voglia di rivoluzionare il Partito Democratico, partendo proprio da un’adeguata e tanto attesa riforma della Rai. Ebbene, a oggi, se dovessimo fare un bilancio a soli quattro anni da quella apparizione televisiva, è abbastanza evidente che l’idea di “rottamazione” espressa nel corso di quel dibattito sia notevolmente cambiata. Forse in peggio.

Negli ultimi giorni, si è parlato parecchio della possibilità di migliorare la qualità del servizio pubblico offerto dalla Rai, attraverso la sostituzione di alcuni “mostri sacri” dell’informazione italiana con dei volti nuovi proposti dal nuovo “Mega Direttore” Antonio Campo Dall’Orto. Da qui, ecco che risalta fuori il “Modello Renzi”: ovvero l’azzeramento della classe dirigente – in questo caso della Rai – sostituendoli con renziani della primissima ora, la maggior parte partecipanti abituali e occasionali della kermesse della Leopolda, ormai da cinque anni divenuta una sorta di habitué politica. Basterebbe semplicemente dare un’occhiata alla struttura dell’attuale Governo, in cui figurano una sfilza di finanziatori abituali e occasionali delle Fondazioni utilizzate da Matteo Renzi per sostenere l’organizzazione della kermesse della stazione Leopolda, per accorgersi della modalità di scelta attuata dal segretario del Pd. Maria Elena Boschi, Ivan Scalfarotto, il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti, sono alcuni dei tanti esempi che potremmo utilizzare per mettere alla berlina la strategia messa in atto dal premier negli ultimi anni, rivelatasi però fallimentare durante le scorse amministrative. Vedi la Valente a Napoli e Giachetti a Roma. Anche Antonio Campo Dall’Orto è uno di questi. Infatti, le sue apparizioni alla Leopolda al fianco di Renzi non sono passate in osservato.

Nel giro poche settimane, lo stesso Campo Dall’orto insieme a Monica Maggioni, ha ricevuto l’indicazione dal premier-segretario di procedere alle nuove nomine dei direttori dei tg e della classe dirigente Rai, sostituendo alcuni big del palinsesto, da tempo schierati per il “No” al referendum costituzionale e in contraddizione con alcune politiche attuate dall’attuale governo. Eppure, non è la prima volta che in Italia accade una cosa del genere. Come dimenticare il cosiddetto “Editto Bulgaro”, quando Berlusconi, durante una conferenza stampa in occasione di una visita ufficiale a Sofia, denunciò quello che, a suo dire, era stato “un giornalismo criminoso” quello di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, che dopo qualche giorno vennero licenziati dagli stessi dirigenti per cui lavoravano, legittimando così lo strapotere esercitato dal Cavaliere sull’intera dirigenza della Rai in quel periodo. Finita l’era Berlusconi, a mietere le prime vittime è proprio il direttore Campo dall’Orto, che nel giro di poche settimane, licenzia dalla tivù pubblica Nicola Porro e Massimo Giannini, sostituendoli e cancellando i loro programmi di approfondimento politico. Morale della favola? Dopo le nuove nomine alle direzioni dei tg Rai, Renzi assumerà il controllo di una grossa fetta della tv pubblica, silenziando anche l’unica voce critica e non allineata rimasta in Rai: quella di Bianca Berlinguer, che da tanti anni conduce brillantemente il tg3. Al suo posto Luca Mazzà, mentre Ida Colucci sostituirà Marcello Masi al tg2. Molti colleghi hanno fatto sentire la propria voce al riguardo. A partire da Carlo Freccero, ex direttore di Rai2 e membro del Consiglio di amministrazione dell’azienda, che parla di “un attentato alla tv”. Come lui anche Enrico Mentana, il quale ha definito i giornalisti Rai “degli ottimi professionisti e i direttori si cambiano per vari motivi”. Naturalmente per motivi politici. Cambia il direttore d’orchestra, ma la musica è sempre la stessa.