La Capitale impedisce lo sciopero a Missuto

“Oggi dopo 74 giorni di sciopero della fame e oltre 28 chili in meno, non posso manifestare per ordine pubblico in via Mazzarino angolo via XXIV Maggio”. È questo che Emilio Missuto, ha scritto stamani su fb. L’imprenditore gelese quarantenne, la cui azienda è fallita “per colpa dello Stato” ha ripreso il 5 ottobre scorso lo sciopero della fame, sostando giorno e notte nello spazio esterno del Tribunale di Gela, per poi continuare a Roma. Chiede di poter parlare con il presidente della Repubblica.  La sua battaglia dura da otto anni e viene combattuta  a colpi di scioperi della fame e della sete. Si tratta di uno dei tanti imprenditori a cui lo Stato chiede ma non dà. Nello specifico Emilio ha visto crollare  il suo mondo per 22 mila euro di debito, per tasse non pagate (diventate 33 mila con gli interessi), ma il rovescio della medaglia è che la sua azienda Casei srl, vanta un credito nei confronti degli Enti pubblici, di per una cifra che oscilla dai 2 ai 3 milioni di euro. Questo è quello che ha sempre sostenuto. “Sono qui per chiedere giustizia – dice Emilio – il fallimento della mia azienda ha buttato sul lastrico 50 famiglie”. Intanto l’imprenditore minaccia di passare allo sciopero della sete, se i suoi problemi non saranno risolti.”Come può un cittadino Italiano che ha deciso pacificamente di scioperare da solo, compromettere l’ordine pubblico? O forse noi Italiani ci vergogniamo per come trattiamo gli imprenditori?”, si chiede Missuto

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