La ferrovia siciliana dimenticata. Ecco il bollettino di guerra

Il trasporto ferroviario in Sicilia? Roba da terzo mondo. Questo quanto messo in evidenza dal presidente regionale di Italia Nostra Sicilia Leandro Janni e la consigliera nazionale di Italia Nostra e vicepresidente della sezione di Siracusa Liliana. La Rete ferroviaria siciliana lasciata in uno stato di abbandono. Per oltre vent’anni si era parlato di un collegamento ferroviario della Messina-Catania-Siracusa con l’aeroporto di Catania, ma nello “Sblocca Italia” quest’opera non è stata inclusa, i collegamenti ferroviari in Sicilia continuano a subire dei depotenziamenti scriteriati e miopi. 
Questo è il bollettino di guerra: 
– 2011: crollano 2 arcate di uno degli 11 ponti ferroviari della Catania-Gela. L’anno scorso il ponte è stato demolito e chissà se verrà mai ricostruito.
Un vasto bacino di utenza (Caltagirone, Niscemi e comuni limitrofi) è stato privato del treno. Scelta obbligata: il gommato, inquinamento compreso. Nel frattempo si investono miliardi su Tav, e  vengono finanziate le infrastrutture per l’aeroporto di Fiumicino, di Malpensa, di Venezia, di Genova e di Firenze. 
– 2015: cede il Viadotto Himera della A19 “tagliando” in due la Sicilia.
Solo Catania ha il privilegio dei treni diretti per Palermo, i cui posti, data l’affluenza di utenti, passano da 2100 a 4200 nel giro di qualche mese. I Siracusani che devono o vogliono andare a Palermo sono costretti a cambiare a Catania. con gradi disagi. 
– Da Siracusa a Ragusa, entrambe città dell’Unesco, tanti turisti ed una tratta paesaggisticamente spettacolare,  c’è un solo treno (quello per Gela) che parte a metà mattina ed arriva a Ragusa all’ora di pranzo. Il treno barocco, che percorreva la tratta Siracusa – Ragusa, che per anno aveva arricchita l’offerta turistica-cultruale delle due province dell’Unesco, è stato soppresso nel 2013. Un treno che, nato da un’idea di Italia nostra Siracusa, permetteva ai turisti di passare  a Noto, a Modica, a Ragusa
– La cosa gravissima ora, è che la RFI (Rete Ferroviaria Italiana) si appresta a smantellare 2 dei 3 binari della Stazione di Comiso, anch’essa  città barocca e “distretto” importantissimo dell’estrazione e della lavorazione di marmi e graniti, ; quindi area di movimentazione di enormi blocchi e di tonnellate di prodotti finiti. Piuttosto che provvedere a potenziare il servizio collegando anche l’aeroporto. Si teme che possa essere il preludio al taglio dell’unico treno per Ragusa-Gela.
– Fino agli anni ’80 è stata in esercizio la tratta Noto-Pachino, a suo tempo allestita per la spedizione, specialmente in Francia, delle grandi quantità di mosto e vino prodotti negli estesi vigneti della zona. Il tracciato passa per Noto Marina, sfiora la Riserva di Vendicari e tocca anche Marzamemi. La linea era anche “passeggeri” che andrebbe ripristinata per consentire il “servizio passeggeri” per le decine di migliaia di persone che si recano a Vendicari, tutto l’anno, e al mare in estate. Un bel progetto di recupero (la linea è ancora in gran parte armata e le opere d’arte: -ponti, trincee- del percorso ancora in buone condizioni) con i Fondi Europei risolverebbe molti problemi di traffico e di parcheggio in quelle zone e costituirebbe un’ulteriore, forte attrattiva per i tanti appassionati di natura, di mare e di mobilità sostenibile.  Tra l’altro il suo recupero è stato tesi di laurea di due studentesse di Venezia. Eppure la rete ferroviaria è un lascito della storia unitaria, e già nell”800 si capiva quante fosse importante il collegamento ferroviario con i luoghi più marginali per il trasporto di merci e persone. Oggi i turisti rimangono delusi della carenza del servizio.