La frammentazione della sinistra gelese

La vocazione alla scissionismo che caratterizza a livello nazionale la compagine democratica si ripercuote anche a livello locale. A Gela una parte dei consiglieri dem sarebbe in rotta col segretario cittadino. Proprio la frangia che aveva insediato Peppe Di Cristina al vertice del partito, sembra adesso avanzare pretese di protagonismo verso un segretario – a loro dire – blindato dietro gli interessi parziali dei big del partito. Sembra quasi sentire traslate nel nostro territorio le famose parole pronunciate da Renzi a Letta, poco prima delle manovre di governo che portarono il rottamatore al vertice dell’esecutivo.

I consiglieri dem non scissionisti danno infatti filo da torcere al segretario: rumors diffusi riferiscono di un’alleanza tra Speziale e Donegani utile a blindare una candidatura del dott. Arancio per la riconferma tra i banchi del consesso regionale. I due acerrimi nemici politici sarebbero così di nuovo avvinti da uno scopo: la vittoria e il controllo verticistico del partito democratico. Perché, come dimostra la loro storia personale, la scissione tra forze elettorali è sempre foriera di sfortuna politica.

Ed in politica contano i numeri, direbbero i politologi. Se questo è vero quando consideriamo la politica null’altro che come sistema di gestione del potere, diventa meno vero allorquando accostiamo il termine politica al più ben nobile ruolo che essa dovrebbe rivestire al servizio dei governati. Dietro i numeri ci sono, infatti, persone con le loro storie, idee, visioni, bisogni ed esigenze. Il loro sguardo sulla vita e sul futuro del paese non può essere sempre calpestato in ragione di un’anacronistica ragion di partito. L’unione elettorale è etica solo quando rispecchia la condivisione di un progetto comune concreto che guardi alle esigenze delle classi disagiate.

Quando è finalizzata alla perpetuazione di orticelli di potere sordi alle istanze della base, allora l’unione elettorale diventa immorale, come la storia recente ci insegna.

Nel frattempo i consiglieri usciti dal PD per rimpinguare la corrente che fa riferimento a Cardinale ricominciano a dialogare con tutte le forze di sinistra presenti nell’assemblea cittadina, compresi i piddini, indebolendo ulteriormente la linea del segretario.

La popolazione, intanto, assiste attonita a lotte intestine incapaci di intercettare i problemi con cui deve fare i conti ogni giorno. Non può certo sentirsi rassicurata dalla linea politica tenuta dal Sindaco, il quale, anch’egli preoccupato alla sua sopravvivenza politica, perde spesso di vista la coerenza della sua azione amministrativa.  Alla ricerca continua e costante di alleanze contingenti che possano dare sostegno ai suoi atti, il suo agire sembra privo di una linea programmatica e di intenti adeguata al governo di una cittadina problematica come Gela.

La fuoriuscita forzata dal Movimento 5stelle, sulla falsariga del sindaco di Parma Pizzarotti, se da un parte gli ha aperto l’attraente prospettiva di una maggiore libertà di manovre autonome, dall’altra lo ha reso orfano di un’identità politico-culturale grazie alla quale quattro anni fa è stato riconosciuto e votato dai suoi elettori.

Perché è sull’onda del voto di protesta che Messinese ha sbaragliato il suo avversario Fasulo. Chiunque altro si fosse proposto in sua vece, facendo valere le stesse istanze in quel particolare frangente storico, avrebbe vinto. La forza del movimento apartitico contro lo stantio puzzo dell’establishment ha dato la stura a personaggi totalmente avulsi dalle complesse dinamiche che regolano la macchina amministrativa, con tutte le conseguenze del caso.

Adesso Messinese rischia la sfiducia. Vedremo quanti altri gruppi e gruppuscoli la politica gelese sarà in grado di partorire, pur di mantenere in vita il residuo potere che le rimane in attesa della scadenza naturale del mandato.