La grande indignazione per queste immagini

Il cumulo di rifiuti abbandonato su una panca del lungomare e quello della cenere lasciata dall’incendio che ieri pomeriggio è stato appiccato nei pressi delle mura di Timoleonte. Queste le immagini che hanno indignato il popolo di facebook, un susseguirsi di messaggi e condivisioni mentre si era seduti comodamente a casa. O sdraiati a mare, in quel pezzo di spiaggia che spesso fotografiamo per mostrare ai nostri “amici” on line che ci troviamo in un mare “tropicale”.

Ma cosa succede attorno a noi? C’è una città che è nelle mani di chi ha deciso di distruggerla in tutti i modi. E non parliamo della solita classe politica. Gettare rifiuti ovunque e appiccare fiamme ad ogni cosa sembra essere diventato il passatempo di alcuni gelesi che non solo non apprezzano la propria città, ma che probabilmente non hanno mai visto nulla al di là di questa o che non hanno nulla da perdere. E la cosa più grave che questi agiscono indisturbati. Perchè non vengono mai scovati?

Poi ci sono gli altri, gli onesti che  stanno su facebook a difendere Gela, ma solo a parole. Magari cercando il colpevole in qualche esponente della classe politica. Per carità anche questa ha le sue grandi colpe, ma anche senza sterpaglie si dà fuoco comunque a Gela. Ieri abbiamo rischiato di perdere un pezzo importante della storia di Gela. Una delle più grandi testimonianze del mondo greco, che aveva fatto di questa città la sua città. Una storia che viene spesso dimenticata e che ieri rischiava di essere cancellata per sempre.

“Andare via da Gela, per sempre, tanto non cambierà mai nulla qui”, questo il messaggio on line più gettonato. Ma non è sempre facile andare via, qui c’è anche tanta gente onesta, per bene, che ha investito in questa città. E allora bisogna reagire, farci sentire e non solo a parole. Perchè se la lasciamo a chi “sporca”, Gela sarà sempre più sporca. E la nostra classe politica? In questo momento è solo impegnata nella sfiducia sì e sfiducia no, e non si accorge nemmeno di ciò che succede attorna ad essa. Però si indigna, e ci indignamo. Ma solo a parole.