La nostra città come una stanza con vecchi rottami. Cosa tenere e cosa buttare

Impartendo lezioni di doposcuola mi è capitato che una bambina dovesse leggere la storia (stucchevolissima) di una principessa capricciosa: la principessa non voleva sposare il solito principe con la mania di vestirsi d’azzurro che vuole salvarla da pericoli inesistenti. Lei preferisce il principe “verdino”, ma lo stesso inizialmente la rifiuta perché gli hanno detto che la tipa è capricciosa, e lui è stanco delle tipe capricciose, così va via. La principessa allora lo rincorre a cavallo e gli propone di dimenticare di essere un principe (verdino) e una principessa (capricciosa), e vedere come va. E vissero felici e contenti. Vorrei che i miei compaesani ragionassero così circa la discarica di problemi sociali, senza etichette, senza troppe convenzioni sociali, senza dover essere gli uni troppo simili agli altri. Vorrei che si potesse ricominciare da capo dimenticando certi attriti del passato, ma non è permesso. Non ce lo permettiamo.

 

Avete presente il “malocchiffare”? Nella mia ricetta ci stanno 500 g di noia, quattro cucchiai di disperazione, un pizzico di delirio creativo. E sciroppo di disincanto, il mio ingrediente segreto ma neanche troppo.

 

E sì, mi annoio, come tutti voi. Perché quando voi vi annoiate vi scannate, vi denigrate a vicenda, utilizzate battute da 25 centesimi per “ironizzare” sulle cose che non vanno e poi mangiate Mi Piace e cereali a colazione. I “corn likes”. Chissà, magari un giorno li inventeranno. 

 

Non vi parlerò di alcun problema nello specifico, sapete già quali sono. Anzi, stavolta non è la ragazza posata, delicata e introversa a parlare, quella che alcuni magari conoscono in questo modo. No, vi parla la sua gemella nel lato oscuro. Ha ragione chi mi dice che dovrei spaccare il mondo, che dovrei adirarmi di piú con coloro che meritano di vedermi cosí. Non so come dirlo a voce alta, ma so come scriverlo.

 

E sapete, sono stanca di tutti coloro che vedono le cose solo come conviene loro vederle, sono stanca di scommettere sulla gente che mi ispira per poi restarne delusa. Faccio parte del Coordinamento Donne e ne sono entusiasta, sono soddisfatta delle persone che sto incontrando, ma non tanto perché creda nel cambiamento (francamente non nutro grande passione per voi miei compaesani), ma perché ho bisogno di credere in me stessa, o nessun altro lo farà.

 

Se c’è una cosa che nessuno mi ha mai insegnato a fare è lottare per ciò in cui credo, l’ho dovuto imparare da sola. Ma avete per caso idea di quanto sia stancante essere da soli in una battaglia?  Soprattutto se sei “giovane”, se sei donna. In tutto ciò hai bisogno di trovare qualcuno in cui credere e con cui e per cui lottare, perché altrimenti non varrebbe nemmeno la pena dato che questo posto è una noia. A volte ho pensato che ci fosse qualcuno così, ma ai primi tentennamenti ha fatto un passo indietro. Sto cercando di imparare che in un deserto in tempesta, devi salire in groppa al cavallo che hai con te e tirare avanti. Non ho ancora finito di imparare la lezione che già pretendo di poterla insegnare. Quando si analizza un problema spesso si attribuisce la colpa a noi stessi. Beh, stavolta mi dissocio: io non sono la mia città, non sono i miei compaesani. Non sono neanche migliore, sono solo diversamente inerte. 

 

 Vivere in questa città equivale a ritrovarsi in una stanza piena di vecchi rottami. Devi scegliere con cura cosa buttare via senza alcuna spiegazione, indipendentemente dal valore affettivo e dalla storia che vi ha legati, cosa valga la pena di aggiustare o se darti al riciclaggio creativo dei tuoi fallimenti. L’importante è assicurarsi prima che in realtà non sia tu stesso quello in avaria. In tal caso ci sarà sempre quell’unica persona pronta a salvarti. Sì, l’analista.

 

“Scherzi” a parte, so che la maggioranza della plebe si sente in questo modo, cambia solo la reazione. È interessante perché a volte si fissa così a lungo dall’orlo che non ci si ricorda di spostarsi indietro per non cadere. Se potessi rincontrare me stessa di qualche anno fa mi direi di non dare troppo peso alle opinioni degli altri. Magari si tratta di scegliere tra girovagare in posti inesplorati pur trovando le porte chiuse, o restare in un posto che conosci benissimo ma non ti esalta e costruirti un futuro più certo. Magari si tratta semplicemente di scegliere il modo più divertente per fallire.

 

È tutto molto magico, ma mi annoiate.

Questo posto mi annoia. 

 

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