La paura per il cancro e il modo in cui affrontarlo. “A tu per tu” con la psicoterapeuta Pasqualetto e col senologo Di Martino

Dottoressa Pasqualetto, nonostante l’informazione e la prevenzione, si ha sempre tanta paura del cancro, perché?
“Il cancro fa paura perché, nonostante le informazioni che cerchiamo di dare, c’è sempre poca conoscenza a causa di un immaginario collettivo che subentra. È proprio questo che fa paura, un immaginario collettivo che è totalmente diverso da un proprio vissuto relazionale col proprio corpo e con la patologia adeguata al proprio modo di essere. Proprio per questo motivo, puntiamo tantissimo sulla conoscenza individuale. Dobbiamo sempre riportare la malattia nel qui ed ora per prenderne consapevolezza e affrontarla, solo così non farà più paura. Diceva un grande filosofo: noi abbiamo una grande fortuna, che è quella di non sapere né quando moriremo né la modalità. Ecco, questo è un regalo che ciascuno di noi deve tenere stretto per vivere ogni giorno al meglio”.
In che modo i familiari possono stare accanto a un parente malato di tumore?
“È molto triste per un familiare sostenere un proprio caro affetto da questa patologia. È difficile perché non c’è la consapevolezza e subentra dunque la paura. Per chi vive queste situazioni il tumore diventa un dramma e spesso capita che sia proprio il malato a dare forza al familiare.”.
Dottor Di Martino, in che modo è possibile prevenire?
“Oggi prevenire i tumori è possibile attuando l’informazione e individuandolo attraverso controlli di prevenzione specifici. Ancora oggi, lo sappiamo tutti, non si conosce la causa che porta alla nascita del carcinoma che, quindi, va cercato con gli strumenti adatti. A tal proposito, abbiamo la possibilità di avere dei mammografi digitali che ci permettono di scoprire tumori piccolissimi. L’arma migliore per sconfiggerli è, senza ombra di dubbio, quella di fare prevenzione e prevenzione secondaria, nel senso che va fatta sulla persona, ricercando il tumore soprattutto nell’età in cui è più frequente, dai quarantacinque ai sessant’anni. Ad oggi noi troviamo il 55% dei tumori al di sotto del centimetro e speriamo che in futuro questi casi siano sempre di più perché trovare un tumore della mammella a un centimetro significa guarire da questa malattia”.
In che modo l’alimentazione può aiutare?
“L’alimentazione e lo stile di vita in generale aiutano tantissimo. Sappiamo che il 30% dei casi di tumore è dovuto all’alimentazione, quindi bisogna sconfiggere l’obesità e la stipsi per il tumore al colon. Attuare una dieta mediterranea può servire tantissimo per contrastare questo male”.
Qual è, dunque, l’appello che si sente di rivolgere?
“Sicuramente quello di prevenire e l’ospedale di Gela è attrezzato per questi servizi. Abbiamo il reparto di senologia, di endoscopia e la radiologia con mammografi ed ecografi di ultima generazione che ci permettono di scoprire i tumori quando sono ancora in fase iniziale. Tutte le donne dovrebbero fare lo screening, scoprire il tumore all’inizio garantisce una chirurgia molto ridotta rispetto a una malattia avanzata, meno demolitiva, dunque, che prevede spesso l’esportazione solo del nodulo. Con la prevenzione, inoltre, cambiano soprattutto le cure, ci sono pazienti infatti che, grazie alla scoperta immediata del tumore, non fanno neanche la radioterapia. Insomma, la mia raccomandazione è quella di affidarsi sempre allo screening”.

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