La pianificazione e la pericolosità: arrestati Di Stefano e Trubia accusati dei colpi di arma da fuoco al bar Crispi e in via Cascino

Sono Giuseppe Trubia di 21 anni, e Saverio Di Stefano di 24 anni, di due gelesi pluripregiudicati arrestati stamani durante l’operazione denominata Far West, e condotta congiuntamente dal Commissariato di Gela con il Reparto Territoriale dei Carabinieri. I due giovani si sono resi responsabili di  minacce, danneggiamento a mezzo dell’esplosione di colpi di arma da fuoco, porto di arma da fuoco con matricola abrasa e ricettazione. I due provvedimenti restrittivi  (custodia cautelare in carcere) sono stati emessi dal Gip del  Tribunale di Gela Lirio Conti  su richiesta del Sostituto Procuratore della repubblica Andrea Sodani , con il coordinamento del Procuratore Capo Fernando Asaro.

I crimini commessi risalgono al 24 giugno scorso quando intorno alle ore 14.00 ignoti malviventi hanno esploso, utilizzando un fucile a canne mozze, quattro colpi all’indirizzo del Bar Crispi, terrorizzando la barista, unico soggetto presente all’interno del locale che, resosi conto di ciò che stava succedendo, si era data alla  fuga da un’uscita sul retro.

I Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela erano arrivati  sul posto, quando era stato segnalato un altro episodio con altri colpi di fucile sparati all’indirizzo della porta di ingresso di una abitazione ubicata in via Generale Cascino nonché su un motociclo parcheggiato davanti la porta, di proprietà del padrone di casa. E proprio qui è arrivato subito il personale del Commissariato di Gela e della Squadra Mobile di Caltanissetta.

Dalle primissime notizie acquisite si era saputo  del collegamento dei due gravissimi episodi, visto anche il modus operandi adottato dai malviventi nonché del legame familiare esistente tra il proprietario del Bar Crispi e il soggetto abitante in via Generale Cascino. Immediatamente sono state acquisite tutte le immagini delle telecamere che coprivano le zone interessate dagli eventi, individuando l’autovettura utilizzata per compiere i due atti intimidatori, peraltro risultata rubata  qualche giorno prima a Gela.

Avendo ottenuto conferma che ad agire fosse stato un unico commando, peraltro in possesso di un fucile a canne mozze, gli agenti e i militari hanno analizzato  l’imponente materiale video sequestrato per riuscire ad individuare la via di fuga utilizzata, riuscendo così a ricostruire il percorso fatto dai pericolosi malviventi.

A seguito di tale certosina attività di ricostruzione, è stata individuata e posta l’attenzione nella zona di contrada Fiaccavento,  l’ovile dell’indagato Trubia Giuseppe, pluripregiudicato gelese attualmente detenuto. Pertanto su tale obiettivo sono stati esperiti diversi servizi di osservazione. Ed è proprio il 30 giugno scorso che  personale operante ha individuato  Saverio Di Stefano e Giuseppe Trubia  mentre tentavano di appiccare il fuoco ad alcuni indumenti. Nell’occasione si era constato che questi indumenti erano fortemente somiglianti con quelli indossati dal soggetto che aveva sparato all’indirizzo del Bar Crispi.

Nel corso della perquisizione effettuata `è stato anche sequestrato un fucile a canne mozze, calibro 12, numerose cartucce calibro 12 nonché 3 kg di hashish. Per tale motivo  Trubia è stato arrestato. A seguito della perquisizione all’interno dell’ovile sono stati rinvenuti e sequestrati altri indumenti, anch’essi fortemente somiglianti a quelli utilizzati dal soggetto che aveva sparato all’indirizzo del Bar Crispi. Effettuati accurati esami e le opportune comparazioni, si è riusciti  a rilevare la piena identità di ciò che era stato sequestrato con l’abbigliamento utilizzato dal malvivente che ha eslposo i 4 colpi con fucile a canne mozze contro il Bar Crispi.

Grazie alla comparazione balistica effettuata dalla Polizia Scientifica di Palermo dei bossoli rinvenuti nei due sopralluoghi è stato “confermato” che provenivano dal fucile senza matricola calibro  12 sequestrato a Trubia Giuseppe. Inoltre ulteriore conferma che a compiere i due danneggiamenti fossero proprio Saverio Di Stefano e Giuseppe Trubia è arrivata dall’analisi e confronto delle immagini estrapolate da alcuni sistemi di videosorveglianza installati nei pressi dell’abitazione di Saverio Di Stefano, utili per ricostruire gli spostamenti effettuati nei minuti antecedenti e susseguenti alla “spedizione armata”.

Da ciò si ha avuto anche dimostrazione  come gli odierni arrestati si siano diverse volte cambiati al fine di provare ad eludere le indagini. Inoltre è stato posto sotto attenzione un altro ovile, limitrofo a quello di Trubia, risultato essere base operativa dei due malviventi durante la commissione dei danneggiamenti nonché un terreno nelle vicinanze dove avevano bruciato la Panda utilizzata per gli spostamenti durante le sparatorie.

Il probabile movente degli atti  compiuti potrebbe ricondursi ad una ritorsione per il danneggiamento mediante incendio di una autovettura usata da Di Stefano, avvenuto nelle prime ore del 24 giugno.  Da ulteriori sviluppi della attività info-investigativa, appare possibile che la spedizione punitiva potrebbe anche inserirsi in una situazione di contrasto nell’ambito del traffico di droga. In effetti, come emerge dalla misura cautelare, si tratta, invero, di intimidazione compiuta mediante l’esplosione di più colpi di arma da fuoco, in pieno giorno, all’indirizzo di un esercizio commerciale in orario di apertura e di una porta di ingresso di uno stabile destinato a civile abitazione.

La pericolosità sociale degli indagati è desumibile inoltre dalla particolare modalità di condotta.

In occasione dell’intimidazione compiuta ai danni del Bar Crispi , l’esecutore materiale si era posto al centro della carreggiata  di una delle vie principali di Gela, senza pertanto avere piena visuale di soggetti eventualmente presenti all’interno del bar ( come, ad esempio, la dipendente, che non è stata raggiunta per puro caso) ed ha esploso l’arma  verso il bancone dell’esercizio commerciale diversi colpi di fucile calibro 12.

Anche la modalità con le quali è stata eseguita l’intimidazione ai danni portone di ingresso di un pregiudicato, è indicativa della pericolosità sociale degli indagati, dato che i colpi di arma da fuoco sono stati esplosi senza curarsi di una famiglia che si trovava accidentalmente a transitare in quel punto.

Tra l’altro il tipo di cartuccia utilizzato (a palla) comporta che, a seguito dell’esplosione del colpo, si determini un progressivo allargamento della traiettoria delle palle contenute nella cartuccia ( cosiddetta rosata), con il conseguente rischio di poter colpire persone che si trovavano a pochi metri di distanza.

A ciò si aggiungono anche le modalità esecutive, caratterizzate da una “accurata pianificazione”, e sono indicative di una “non comune capacità criminale”.

Infatti “avere ricettato la fiat panda di colore nero ed essersene successivamente disfatti mediante incendio per eludere le indagini, avere ripetutamente cambiato indumenti ed avere tentato successivamente di distruggerli appiccandovi il fuoco, le accurate modalità di travisamento, il tentativo di eludere i sistemi di videosorveglianza cittadini percorrendo ove possibile strade secondarie, sono indici evidenti che l’azione è stata il frutto di un’accurata pianificazione. Dopo le formalità di rito, Saverio Di Stefano  è stato tradotto presso la locale Casa Circondariale, a disposizione dell’autorità giudiziaria.