La provincia nissena seconda in Sicilia per il gioco d’azzardo. Ragusa al primo posto

Il gioco d’azzardo, specialmente quello facilmente accessibile delle sale Slot e delle tabaccherie, è ormai un problema sociale a prescindere da ogni eventuale infiltrazione mafiosa o criminale. Questo il grido di allarme da parte di Federconsumatori, che sottolinea come bisogni trovare soluzioni efficaci, visto che si tratta di un problema legale.

In Sicilia, come nel resto dell’Italia, fiumi di denaro vengono letteralmente bruciati dai consumatori nelle cosiddette “macchinette”. I dati ufficiali completi sono in mano all’Agenzia delle Entrate, che tramite il collegamento internet calcola le tasse che i gestori delle macchinette devono pagare allo Stato.

Secondo i dati contenuti nell’inchiesta giornalistica “L’Italia delle Slot”, realizzata dal Gruppo Ged iin Sicilia, la città capoluogo di provincia dove si gioca di più è Ragusa, con 874 euro pro capite. Caltanissetta si piazza subito dopo con 694 euro procapite. Seguono Catania con 668, Siracusa con 654, Trapani con 631, Agrigento con 496, Messina con 454, Palermo con 399 e infina Enna con 275.

Complessivamente, nelle sole città capoluogo di provincia siciliane, nel 2016 le macchinette legali hanno divorato 854 milioni di euro. Questo per quanto riguarda il gioco ufficiale, senza considerare le macchinette truccate che non avendo il collegamento all’Agenzia delle Entrate non sono tracciabili.

Federconsumatori plaude all’operato della Magistratura per l’operazione compiuta nel palermitano. Il  presidente Alfio La Rosa  chiede che si vada in fondo, per due motivi: “il primo è che il gioco d’azzardo crea dipendenza patologica e le macchinette truccate potrebbero anche essere tarate per aumentare questa dipendenza. Il secondo è che le macchinette truccate evadono le tasse e creano un enorme flusso di denaro che va dritto dritto nelle tasche della criminalità organizzata”.