La responsabilità di diventare avvocato. Tanti nuovi legali a Gela

Proprio in questi giorni hanno giurato davanti ad una delegazione del Consiglio dell’Ordine i neo-avvocati gelesi, per la prima volta sfoggiando la toga, vestigio e orgoglio della professione forense. E’ la prima volta dopo tanti anni che Gela può fregiarsi di sfornare un numero così cospicuo di nuovi legali, da quando nel 2003 sono stati introdotti modelli di selezione maggiormente improntati alla trasparenza nello svolgimento dell’esame e all’ imparzialità nel giudizio sui candidati.

Fu allora che si provvide a evitare ogni contiguità territoriale tra candidati e commissari onerando della correzione degli elaborati una commissione diversa rispetto a quella facente capo alla Corte di Appello di riferimento del candidato, la quale invece si troverà a correggere quelli di una terza Corte, in una sorta di intreccio a tre che scongiuri per quanto possibile l’evenienza di una reciprocità di favori. Risale a quella data l’abbinamento di Caltanissetta – Corte di Appello di riferimento dei gelesi –, che allora vantava una delle percentuali più alte in Italia degli abilitati per anno, con Trento, in cui si registrava, all’opposto, la percentuale più bassa.

Appresa la notizia, il panico si diffuse a macchia d’olio tra i candidati in attesa di entrare nella sala d’esame per affrontare la prima estenuante giornata dedicata alla redazione del parere di diritto civile. Ebbene: quell’anno Caltanissetta registrò la più bassa percentuale italiana di abilitati nella misura del 18% dei candidati. Tra questi pochissimi gelesi.

Dal 2017 saranno introdotte ulteriori novità all’esame di abilitazione: entra finalmente in vigore la norma risalente alla legge n. 247/2012 che elimina per le prove scritte l’ausilio di codici commentati con la giurisprudenza autorizzando l’utilizzo dei soli codici semplici. Ciò al fine di rendere più preclusivo l’esercizio della professione forense ai soli candidati capaci di ragionamenti logico-giuridici autonomi e di argomentazioni deduttive e induttive convincenti e persuasive.

Un bravo avvocato non è una macchina spara-sentenze, ma un soggetto maturo intellettualmente, in grado di districarsi con padronanza e destrezza in quel reticolo complesso di codici e di norme di legge in continuo mutamento anche grazie a una giurisprudenza evolutiva. Saranno premiate non tanto le capacità mnemoniche del candidato, che per loro natura si limitano a fotografare una situazione immobile, quanto quelle di ragionamento, frutto di una conoscenza profonda dei principi giuridici generali.

Erano queste le argomentazioni fatte proprie dai riformatori del 1989 nell’atto di introdurre l’uso dei codici commentati all’esame di abilitazione. Tuttavia, l’utilizzo distorto fattone da tutti gli operatori coinvolti ha trasformato un buon proposito in un’esperienza fallimentare. Perché la ricerca spasmodica della sentenza appropriata al caso di specie ha preso il posto di uno studio accurato che punti l’attenzione sul ragionamento giuridico sotteso alla soluzione. Formando così, nel tempo, professionisti meno brillanti.