La riconversione verde? Finora un flop, ma Gela non vuole morire e la protesta diventa manifestazione di un’intera comunità

Protestano da ieri e oggi stanno aderendo allo sciopero nazionale organizzato dalla  Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil che si sta tenendo in tutti i siti e gli stabilimenti italiani di Eni e Saipem (più di 40.000 i lavoratori interessati), gli operati dell’indotto gelese, circa 1000, che rischiano di perdere il lavoro per sempre. “Dopo la parziale cessione delle quote azionarie di Saipem, il gruppo Eni si appresta a cambiare pelle, per divenire un gruppo che opera esclusivamente all’estero, concentrando investimenti e attività solo in ricerca ed estrazione di gas e petrolio. E a Gela non si intravede speranza per la riconversione verde della chimica, sebbene sia stato firmato un accordo con i vertici della Multinazionale, in presenza del presidente del Consiglio Renzi e del ministro per l’Economia Guidi, ma anche del presidente della Regione Rosario Crocetta, che avrebbe dovuto garantire il controllo sulla concretizzazione di ciò che era stato promesso dal Eni.   Ma il risultato finora ottenuto è che tutto è fermo non solo lo stabilimento, non solo l’indotto, ma un’intera città : dal commercio alle imprese, e intere famiglie stanno lasciando la città, con il risultato che anche nei primi anni di scuola superiore si ha difficoltà a formare le classi. In tanti hanno chiesto il nulla osta a scuola per i figli. Per tale motivo da ieri lavoratori, famiglie, commercianti, cittadini, associazioni,artigiani,  tutti stanno aderendo allo sciopero. La protesta contro Eni si è trasformata in una vera e propia manifestazione dell’intera comunità a difesa del diritto al lavoro e alla salute. Rimangono bloccate le principali vie d’accesso alla città, in entrata e uscita. Presidin lungo l0asse Gela-Vittoria, Gela-Catania, e Gela-Licata.  La protesta prosegue  con la fermata dei pozzi petroliferi e la riduzione immediata del gasdotto libico Greenstream e il fermo all’impianto di imbottigliamento in bombole del gas da cucina.
Presidi si sono sparsi in diversi punti della città. “Vendesi – Vertenza Gela”, è il cartello affisso alle  porte delle attività della città. Quello che si chiede è l’intervento del governo per la vertenza Gela, che da ieri è diventata nazionale, e che ha avuto spazio nelle pagine dei giornali e delle televisioni. È fallito anche il tentativo del prefetto di Caltanissetta, Maria Teresa Cucinotta, di riportare la “vertenza Gela” sul piano del dialogo con le istituzioni, chiedendo ai sindacati di fermare i  blocchi stradali.  E gli stessi segretari della Cgil, Cisl e Uil sono in massima allerta per il risultato che si conseguirà al tavolo di lavoro convocato dla presidente Crocetta  domani, a Palermo, dalle ore 16:00, per affrontare la questione dell’impianto Eni.I sindacati intendono incontrare anche il presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, che domani sarà a Gela per partecipare all’inaugurazione della nuova sede dell’associazione  antiracket “Gaetano Giordano”. Propio alla Bindi i sindacalisti consegneranno una lettera per il premier Matteo Renzi, che forse sconosce il vero problema della città, e che aveva annunciato che a Gela con la riconversione verde i problemi si sarebbero risolti. Ma quale riconversione? ” Un polo industriale verde, che non abbiamo mai visto mentre quello della vecchia chimica che, seppur precario, c’era ed è stato cancellato”, gridano i sindacalisti. Al presidente del consiglio i sindacalisti chiedono di far realizzare al più`presto al rinconversione verde della raffineria, e attuare gli investimenti per 2,2 miliardi che l’Eni aveva promesso, con il protocollo firmato al Mise, ma si chiedono anche le bonifiche per permettere alle aziende private di insediarsi nelle aree dismesse dell’azienda petrolchimica. Il Pd  ha lanciato una lettera- appello al presidente Renzi chiedendogli un intervento per trovare una soluzione sulla questione Eni. Anche ieri il consiglio comunale ha deciso di svolgere una seduta, interamente dedicata ai lavoratori. “”Gela è una città che non vuole morire, vogliamo far arrivare la nostra voce al premier Renzi, dicono gli operai che , per il secondo giorno consecutivo, stanno facendo sentire la propria voce, sfidando le basse temperature. 
 

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