La sabbia e il mare di Gela per curare le malattie, chi si scommette per la Stazione climatico-balneare di cura?

Una stazione climatico-balneare a Gela che sfrutti la sabbia e il mare per curare chi soffre di artrosi, tensioni muscolari, rachitismo, osteoporosi, decalcificazioni ossee in genere e ancora obesità, infiammazioni muscolari, malattie a carico dei vasi sanguigni, disturbi della pelle e problemi a carico dell’apparato respiratorio.

Si chiamano sabbiatura e talassoterapia le due tecniche mediche che utilizzano la sabbia e l’acqua per intervenire su determinate malattie e disturbi specifici. È quanto ha proposto Nuccio Mulè, presidente dell’Archeoclub di Gela, dopo aver trovato nell’archivio storico del Comune depositato in biblioteca un carteggio in cui nel 1928 il podestà Antonino Vacirca chiedeva al Governo la dichiarazione di “Stazione balneare della città di Gela”. Un documento in cui erano allegate anche altre deliberazioni dei Comuni vicini come Butera, Biscari (oggi Acate), Vittoria, San Michele di Ganzaria, con cui si appoggiava la realizzazione della stazione di cura gelese. Una stazione resa possibile grazie alla sabbia fine e vellutata della nostra costa, che si estende per più di 3 km, con proprietà salutari e curative e grazie al mare poco profondo, facilmente accessibile fino a 50 metri anche da chi non riesce a nuotare. Una richiesta a quanto pare resa concreta nel 1930 con la nascita di un ospizio marino che accoglieva i bambini scrofolosi e rachitici di ambo i sessi, dai 6 ai 15 anni e anche quelli tubercolotici. Una struttura che resistette solo fino agli anni Sessanta, a causa probabilmente del cambio di rotta nell’economia della città che passò da quella agricola a quella industriale. “Sarebbe bene – ha detto Nuccio Mulè – che i giovani imprenditori prendano a cuore questa situazione sfruttando e valorizzando le risorse territoriali naturali che abbiamo. Sarebbe ottima l’idea di una start up che possa ricreare un servizio terapeutico che promuova anche il rilancio turistico del territorio, con le dovute autorizzazioni del Comune e della Regione. In fondo, andiamo sempre fuori per le terme, i fanghi, perché non utilizzare quello che abbiamo per attirare gente alla stessa maniera?”. Una proposta-provocazione, insomma, che ha tutta l’aria di non sembrare una cattiva idea.

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