La salute dei gelesi non è merce di scambio. Commissione Sanità scrive all’assessore Gucciardi

“La salute dei cittadini non può e non diventerà mai merce di scambio”. Questo quanto sottolineato dalla V Commissione Ambiente e Sanità di Gela, presieduta da Virginia Farruggia, che ha deciso di scrivere una lettera aperta all’assessore alla Sanità regionale Baldo Gucciardi. Il riferimento è al territorio gelese, che nonostante sia area ad elevato rischio di crisi ambientale, presenta  un ospedale dove vi sono tante inefficienze, prime tra tutte la carenza di personale sanitario , che ha decretato la chiusura di reparti come Malattie Infettive, e Nefrologia, inoltre il Pronto Soccorso sempre per carenza di personale è spessointasato e non è facile ricevere assistenza nell’immediato, e negli ultimi tempi è diventato luogo dove far stazionare i pazienti in attesa che si liberi un posto per il ricovero.  A questo si aggiungono i lunghi  tempi di  attesa per esami medici. E poi che fine ha fatto la Breast Unit?

 

“Basta! E’ inaccettabile il punto in cui si è arrivato all’interno della struttura sanitaria locale del Comune di Gela. Non possiamo sopportare oltre e soprattutto non saremo complici di quanto sta accadendo sotto gli occhi increduli di tutti e con la consapevolezza disarmante di non poter far nulla per il proprio territorio perché è tutto nelle mani della politica che agisce solo per fini di consenso elettorale e, purtroppo, oggi siamo già alle porte di due importanti appuntamenti elettorali.

La salute dei cittadini non può e non diventerà mai merce di scambio.

E’ assurdo accettare che il territorio di Gela, dichiarato «area a elevato rischio di crisi ambientale» con delibera del Consiglio dei ministri del 30 novembre 1990, per cui successivamente è stato redatto ed approvato, con DPR del 17 Gennaio 1995, il «Piano di disinquinamento per il risanamento del territorio della Provincia di Caltanissetta», nel quale ricade anche il territorio di Gela, che è stato, sempre successivamente, dichiarato Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Gela, perimetrato con decreto del Ministero dell’ambiente del 10 gennaio 2000, sia del tutto abbandonato a se stesso.

E’ inaccettabile che a Gela faccia molta più notizia, anche su tutta la stampa nazionale, una riconversione che è ben altro che operativa e che è solo funzionale alla campagna mediatica di Eni, nonché all’occupazione di gran parte dell’area SIN della raffineria così da dichiararla ancora in uso e non poter imporre le bonifiche del caso; è inaccettabile che faccia più notizia il corso di formazione Eni sulla sicurezza, rivolto ad operatori di tutti i siti industriali Eni del Paese, quindi con ricadute marginali sul territorio, piuttosto che una SANITA’ allo sbando che corre imperterrita dalla parte opposta, rispetto alle esigenze di un territorio, diventato di fatto un campo di sterminio. Da mesi ormai leggiamo sul giornale reparti che soffrono la carenza di personale e per questo non possono espletare appieno il servizio previsto, come i reparti di malattie infettive e medicina trasfusionale che sono destinati alla chiusura se non dimostreranno il numero delle utenze previsto, liste infinite per l’assistenza alla disabilità per mancanza di centri convenzionati per il trattamento di determinate disabilità, soprattutto infantile, per cui la prospettiva di miglioramento sarebbe elevata, a Gela infatti è presente solo una struttura che fornisce questo servizio, ma non gli vengono riconosciuti i finanziamenti relativi al numero di utenza convenzionata, ma in ogni caso non sarebbe in grado di contenere l’elevato picco degli ultimi anni di bambini autistici, liste infinite per il riconoscimento delle disabilità agli anziani costretti a recarsi a Caltanissetta, ecc…una situazione disastrosa, senza fare cenno alla mancanza di un reparto di degenza per l’oncologia, una cosa assurda se pensiamo a quanto dichiarato dal governo in merito al nostro territorio dal 1990 al 2000. Caro Assessore Gucciardi è notizia di questi giorni, quella di Luca Giudici, un ragazzo di 41 anni, vittima non solo di uno stoma che lo tiene ormai da un anno lontano dal suo lavoro, ma soprattutto della  carenza degli anestesisti  che impone un operazione alla settimana presso la struttura ospedaliera di Gela, per cui si procede per priorità, eppure i medici hanno dichiarato che sarebbe pronto all’intervento che gli garantirebbe il ritorno ad una vita normale e quindi alla rimozione del sacchetto delle feci legato allo stoma. Ma quella di Luca è solo una delle tante storie di interventi rinviati o di reparti sospesi in attesa che vengano riattivati per nuove assunzioni o nuove attrezzature. E mentre la sanità locale cede ai favori della politica, in piazza e sui giornali si susseguono manifestazioni da parte delle associazioni che reclamano cose che non dovremmo neanche chiedere ma che dovremmo avere già. Due mesi fa siamo rimasti basiti dalle sue dichiarazioni circa il nuovo riordino della rete ospedaliera regionale, infatti l’annuncio è arrivato, mentre cercavamo di monitorare il nuovo Atto Aziendale approvato appena lo scorso Aprile, una chiara manovra pre-elettorale per poter dire che i centri come Niscemi e Mazzarino non sarebbero stati chiusi ma, piuttosto, avrebbero assunto un altro ruolo in seno alla nuova rete, non siamo contrari al potenziamento dei suddetti, ma di certo ad una condotta schizzofrenica che non tiene conto delle reali esigenze dei territori.  

Le associazione, grande fonte per una città in cui mancano i servizi essenziali come quelli sanitari, continuano a chiedere strutture degne e coerenti con le esigenze del territorio, ma purtroppo il nostro unico interlocutore è la Direzione Strategica che poco o nulla può scegliere di fare se la volontà politica e quindi finanziaria è tutta in capo alla Regione e al suo assessorato; la Sanità non può diventare funzionale ai consensi elettorali, noi non lo permetteremo. Da anni ormai si parla di Breast Unit, e continuiamo a farci prendere in giro da chi ci dice che sarà istituita al più presto a Gela, poi ci viene detto che sarà una breast unit di secondo livello, adesso basta! La Breast Unit non è un reparto d’eccellenza! Né può esistere un tale sistema di secondo livello.

Le Breast Unit, o centri di senologia multidisciplinari, rappresentano una nuova opportunità di cura e assistenza, che permette alla donna di affrontare il tumore al seno con la sicurezza di essere seguita da un team di specialisti dedicati, curata secondo i più alti standard europei, e accompagnata nell’intero percorso di malattia. In ogni diversa tappa di tale percorso, dalla diagnosi al follow up, il centro di senologia prevede la presa in carico di tutti i bisogni fisici e psicologici della donna affetta da una patologia complessa come il carcinoma mammario, nelle sue diverse rappresentazioni.

Ma come potrebbe, una struttura come quella di Gela, ospitare una simile realtà, se bisogna aspettare mesi per un intervento di stomia?!