La Sicilia sta affondando: sempre più debiti e disoccupazione

Un’isola che sta affondando. La Sicilia sarebbe giá in default se fosse stato uno Stato sovrano. Questa sarebbe l’unica differenza tra l’isola e la Grecia. Il rendiconto appena approvato e il Documento di programmazione economico-finanziaria su cui stanno lavorando i singoli assessori, dimostrano il disastro dei conti siciliani. L’unico aspetto positivo dell’isola è l’incremento delle presenze turistiche e della spesa turistica rispetto al 2014. Per il resto il debito complessivo della Regione, é ormai giunto alla soglia degli otto miliardi di euro. Continua a perdere valore il patrimonio dell’Isola, come risulta del resto dall’ultimo rendiconto. I dati sono preoccupanti e soprattutto sono in contraddizione con una propaganda che in questi anni ha parlato di grandi risparmi e di sviluppo dell’Isola. Le entrate, infatti, sono scese di un miliardo e mezzo di euro rispetto al 2013.  Ma il tracollo sarebbe comunque evidente, anche perché accompagnato dall’aumento dei residui passivi e soprattutto delle spese.  Non c’è traccia nel rendiconto generale della spending Review. Tra il 2013 e il 2014 le spese sono aumentate della stesa cifra con la quale sono diminuite le entrate: un miliardo e mezzo. Anche se maggior parte di queste uscite sono legate a spese per investimenti. Quindi si tratta di spesa “buona”. Ma quella  che  Crocetta avrebbe dovuto drasticamente ridurre, è ancora lí,  Anzi è  aumentata  nell’ultimo anno, di circa 60 milioni di euro. Il più preoccupante é il “Conto del patrimonio”, relativo ai beni della Regione. Tra il 2013 e il 2014 si è passati da un segno “più” di 2,2 miliardi a un segno “meno” di oltre 800 milioni di euro. La Sicilia, insomma, se dovesse vendere il patrimonio, non solo riceverebbe un euro, e dovrebbe “cedere” anche i propri debiti. Mentre l’Italia, secondo il premier Renzi comincerebbe a dare segni di ripresa, la Sicilia, come dichiarato dal sottosegretario siciliano Davide Faraone, sembra andare a un’altra velocità rispetto al resto d’Italia. Certo é che il documento  di programmazione economico-finanziara, al quale stanno lavorando gli uffici, é ancora provvisorio e i singoli assessori apporteranno modifiche fino a metà settembre, quando dovrebbe essere discusso in giunta. Un testo,  che proverá a indicare le vie d’uscita dalla crisi della Sicilia. Soluzioni che possono essere diverse:  ricorso ai fondi europei e nazionali, nella lotta all’evasione fiscale (di cui la Sicilia detiene il primato), previsione di nuove entrate (come la tassa di circolazione o i diritti di motorizzazione), nuovi tagli, vendita di parte del patrimonio immobiliare (per altri 150 milioni) e di partecipazione societarie e nella concertazione con lo Stato per il riconoscimento delle somme che lo Statuto siciliano destina all’Isola e finora trattenute da Roma. Il disastro economico-finanziario evidente si traduce, ovviamente, sul piano dell’occupazione. L’inflessione delle importazioni porta ad un arresto  delle assunzioni. In Sicilia i posti di lavoro continuano a ridursi, a scomparire. E in effetti, lo stesso Dpef evidenzia  il fatto che la situazione potrebbe persino peggiorare: “Nei dati più recenti (1° trimestre 2015), si conferma la fase recessiva per la Sicilia, con i suoi effetti di riduzione del tasso di occupazione al 38,7 per cento, contro il 39,2 dello stesso periodo dell’anno precedente”. Negli ultimi anni, insomma, la Sicilia si è sempre più impoverita, nonostante le diverse ricette, i tanti assessori, i diversi governi varati dal presidente della Regione.

Articoli correlati