LA STORIA / Sabina Gallo l’insegnante che ha scritto la favola della Fata Evarista ottimista e dal volto umano

Licata – Una fata può anche chiamarsi Evarista “il nome più brutto che esista”. Può essere bella o brutta, alta o bassa, magra o grassa e avere magari il volto umano. Può essere lontana anni luce dalle Winx, le fate inventate da Igino Straffi belle, preparate che proteggono l’universo magico e la terra. La Fata Evarista, ha il nome buffo, ma sa essere ottimista, perché “l’ottimismo è un dono, non è una conquista”. Si parola di Evarista!

Una favola diversa con una sua morale scritta per i suoi alunni di una elementare a Mantova dall’insegnante Sabina Gallo, nata e cresciuta a Licata, 40 anni, laurea magistrale in scienze dell’educazione, ed una storia familiare alla spalle fatta di poeti e scrittori. Allo zio della mamma, Francesco Giorgio, che ha scritto una storia di Licata in cinque volumi, è stata addirittura intitolata una strada ed un istituto scolastico. Sua sorella Silvana fa teatro amatoriale. Lei, Sabina sa scrivere ed un giorno si è messa al personal computer ed ha inventato la Fata Evarista ed una favola straordinariamente bella che vi proponiamo in coda a questo articolo.

Nel tentativo di capire se la sua favola poteva essere compresa e apprezzata dalla generazione Winx, l’ha fatta leggere ai suoi piccoli alunni. “Quello che mi ha colpito – racconta l’insegnante Sabina Gallo – è che la favola sia piaciuta tantissimo tanto ai maschietti quanto alle femminucce. Forse in fondo anche loro erano stanche della perfezione delle Winx ed una Fata, che può sembrare sfigata, ma ottimista può conquistare i cuori dei più piccoli”.

Per puro caso abbiamo appreso di questa piccola ma significativa esperienza fatta da una delle tante insegnanti siciliane che da anni prestano la loro opera al nord.

La favola scritta da Sabina Gallo ha un doppio valore perché ci fa pensare che le Fate possono anche avere qualche problema e poi risolverlo senza ricorrere ai poteri magici; ci fa anche allontanare da uno schema dove all’amore per una fata c’è poi l’induzione al consumo dei prodotti con il marchio della Fata.

Per il momento la Fata Evarista, ottimista, non ce la ritroveremo sui diari, in tv, sulle magliette o sui trucchi per bambine. Anche perché tra le altre magie non riesce nemmeno a fare quella di trasformare una bella favola in una grossa campagna di marketing….

Vi abbiamo detto che è un po’ sfigata, ma per scelta, della sua creatrice, un’insegnante che ama il suo lavoro come Sabina Gallo.

 

Storia di una piccola fata senza nome

di Sabina Gallo

La favola che sto per raccontarvi è “La storia di una piccola fata senza nome”. Dovete sapere che quando le fate sono ancora piccole non hanno ancora un nome né un potere magico. Vivono la loro infanzia spensierate in un bellissimo giardino in attesa del “Grande giorno del nome e del dono”.

Il grande giorno del nome e del dono è il giorno più importante nella vita di una fata.

Quel giorno le piccole fate vengono portate davanti al re e la regina delle fate che danno loro un nome e un potere magico. La sera viene dato un ballo in loro onore e vengono presentate a tutti gli abitanti del regno della magia.

La protagonista della storia che vi sto raccontando aspettava con ansia quel giorno, così la notte prima del “Grande giorno del nome e del dono” non riuscì a dormire per l’emozione. Si chiedeva quale nome le sarebbe stato dato e quale potere avrebbe ricevuto. Così al mattino si alzò tardi e si trovò ad essere l’ultima della fila.

La terzultima della fila era bellissima e il re e la regina le dissero. “Tra tutte le fatine tu sei la più bella. Sarai la fata della bellezza e ti chiamerai Stella.” Poi le consegnarono una piccola pergamena con una frase su cui avrebbe dovuto riflettere per far buon uso del suo potere.

“Sei bella, piccola Stella, ma la tua bellezza più grande è nel tuo cuore; dovrai insegnare agli altri che ciò che conta è la bellezza interiore”

La penultima era più matura della sua età e molto intelligente . Il re e la regina le dissero : “Tra tutte le fatine sei la più saggia che ci sia. Sarai la fata della sapienza e ti chiamerai Sofia.”

Nella pergamena di Sofia c’era scritto: “Possa tu essere forte perché avrai una nemica che si chiama Morganza . Si spaccerà per te, ma è la strega dell’ignoranza.”

Finalmente arrivò il turno della nostra amica. Il cuore le scoppiava per l’emozione, ma il re e la regina, invece di darle un nome, si alzarono e le dissero che erano stanchi; così le chiesero di tornare il giorno dopo.

La piccola fata protestò: “Ma il ballo è oggi. Non posso andare al ballo senza un nome. Come verrò presentata se non mi date un nome?!”

“Al ballo puoi andarci lo stesso. Hai sempre danzato senza avere un nome. Non è necessario avere un nome per andare al ballo”

“No! No! No! Io non posso andare al ballo senza nome. Non voglio essere l’unica anonima! Non voglio sentirmi diversa dalle altre!”

Il re e la regina, infastiditi dall’insistenza , le risposero: “È inutile che tu insista: se proprio vuoi un nome ti chiamerai Evarista”.

“Evarista?!”

La piccola fata avrebbe voluto piangere e scappare , ma cercò di cacciare indietro le lacrime e chiese: “ E il dono? Qual è il dono che mi date?”

“Il tuo dono “ le dissero dolcemente il re e la regina “è che tu diventerai tutto ciò che vorrai”.

Poi le diedero la pergamena, ma Evarista non la prese e corse via piangendo.

La sua amica Sofia la rincorse .

Cercò di consolarla e le disse: “Ascolta. Se non ti piace il tuo nome ti do il mio . Io mi chiamerò Evarista e tu Sofia. Non è così importante un nome. “

“Sofia , sei tanto cara, ma non voglio che ti sacrifichi per me. Tu hai un bel nome. Goditelo! Vai al ballo col tuo nome. Io preferisco non venirci. Per favore, lasciami sola.” Evarista ricominciò a piangere.

Il sole la vide piangere e la accarezzò dolcemente con uno dei suoi raggi, poi le chiese cos’avesse .

Evarista gli raccontò tutto e poi gli disse: “Ecco adesso sai tutto: io sono Evarista , la fata col nome più brutto che esista!”

Il sole le sorrise dolcemente e le disse : “Evarista, Evarista, tu non devi cambiare nome , ma punto di vista”.

Evarista rispose: “Va bene. Allora sai che ti dico? Vengo su da te così cambio punto di vista perché io qui non ci voglio più stare.”

Il sole non era d’accordo. Aveva visto tanta gente scappare dai propri problemi e sapeva che scappare non serviva a nulla; inoltre non voleva che il re e la regina si preoccupassero per lei.

“Potrai venire con me solo se il re e la regina ti daranno il permesso di farlo e solo a patto che non resterai a lungo nel cielo con me . Il tuo sarà un breve viaggio, un’esperienza che ti servirà, ma poi tornerai qui” le disse il sole.

Evarista accettò e , dopo aver fatto ciò che il sole le aveva chiesto, si trasformò in una nuvola.

Evarista era felice , le sembrava di volare, ma presto le sue insicurezze riemersero: “Ho sbagliato tutto. Non sono andata al ballo per non sentirmi anonima e adesso sono più anonima di prima. Sono una nuvola come ce ne sono tante.”

Il sole non sopportava che lei si compiangesse , ma appena provava a dirglielo lei se la prendeva pure con lui.

“Che ne sai tu di come mi sento io? Sei bello , unico e tutti ti vogliono bene e sono felici quando ti vedono. Invece a noi nuvole non vuole bene nessuno. Quando una di noi per sbaglio ti passa davanti e ti copre un attimo la gente si lamenta e ci dice che non vede l’ora che ci togliamo . E non abbiamo neanche un nome! Tu sei unico e hai un nome. Noi siamo tante e una vale l’altra. “

Ma non era vero. Evarista era bella e non sapeva di esserlo . E non era una nuvola come le altre. La riconoscereste subito. Quando si emozionava, specialmente al tramonto , diventava rosa , lilla o indaco. Quando si commuoveva piangeva e venivan giù certi acquazzoni!

Quando faceva pensieri tristi diventava grigia e quando vedeva un’ingiustizia diventava quasi nera. E il sole le voleva bene perché era vera trasparente : dai colori che Evarista assumeva egli capiva come si sentiva.

Un giorno un bimbo alzò la testa e guardò il cielo e disse. “Come sono belle nuvole! Sembrano panna montata!”

Un altro bimbo disse : “No, sembrano zucchero filato!”

Evarista si emozionò . Era la prima volta che vedeva qualcuno apprezzare le nuvole. Si sentì voluta bene e , senza quasi accorgersene , mentre guardava teneramente i bambini assunse la forma di un cuore.

Un bimbo la vide e la indicò ad un suo amico: “Guarda com’è bella quella! Sembra un cuore! È la più bella nuvola che io abbia mai visto!”

Evarista non ci poteva credere. Quel bimbo parlava proprio di lei! Evarista cominciò ad interessarsi ai bambini e scoprì che amavano giocare al “gioco delle nuvole” che consisteva nel guardare le nuvole e , a seconda della loro forma, pensare a cosa assomigliassero. Evarista si divertiva un mondo a giocare con loro e i bambini l’adoravano. Lei si trasformava in mille modi per stupirli e vederli sorridere ed i bambini la guardavano sempre con meraviglia ammirazione: “Guarda sembra un’aquila! No , adesso ha la forma di uno pterodattilo! Guarda, ora sembra un gattino!”

Un giorno Evarista vide una bimba che sorrideva sempre guardando il cielo, ma non diceva nulla.

Evarista chiese al sole se conoscesse il motivo per cui la bambina guardava il cielo sorridendo .

Il sole le spiegò che a quella bimba era morto il padre e che poi le era stato detto che da quel momento egli la guardava dal cielo.

Evarista guardò teneramente la bimba, ma si commosse e … la bagnò tutta.

La piccola fata si sentì così dispiaciuta! Avrebbe voluto consolarla , fare qualcosa per lei, invece…Diventò viola per l’imbarazzo di averla inzuppata di pioggia con il suo pianto .

Il sole però le attraversò le lacrime con uno dei suoi raggi e davanti alla bimba apparve uno splendido arcobaleno. La bambina era felice!

Evarista mormorò: “È bello vederti sorridere. Scusami, io non volevo bagnarti.”

“Non preoccuparti! E poi vale la pena bagnarsi un po’ per vedere l’arcobaleno!” rispose la bimba.

“Ma tu puoi sentirmi?” chiese Evarista stupita.

“Sì, ti sento.” Rispose la bambina.

Evarista e la bimba fecero amicizia e parlarono a lungo. Poi la ragazzina, di nome Chiara, le disse: “Parliamo da un’ora e non so come ti chiami”

Evarista le disse il proprio nome e la bimba rise. “Che nome buffo!”

Per la prima volta ad Evarista non diede fastidio che il suo nome suscitasse una risata e rise anche lei.

Col tempo aveva imparato anche il potere dell’autoironia.

Così la piccola fata raccontò la sua storia a Chiara e concluse, stavolta ridendo di sé: “Ecco , adesso sai tutto. Sono Evarista, la fata col nome più brutto che esista.”

“Ma Evarista non fa rima con brutto, ma con esista . Sei tu che le fai fare rima con “brutto”. Potresti dire che sei Evarista, la fata col nome più buffo che esista e ridere come stai ridendo con me. E nessuno farà più caso al tuo nome quando vedrà il tuo sorriso! Lascia che te lo dica, Evarista. Hai sbagliato a non andare al ballo. IL tuo problema non è il nome , ma la tua insicurezza. Ti devi accettare!”

Evarista salutò la sua amica e andò dal sole: “Voglio tornare nel regno delle fate”.

Quando la regina la vide l’abbracciò e le disse : “Mi dispiace che hai sofferto, ma non ti abbiamo dato un brutto nome per punirti per l’insistenza. Tu eri destinata a diventare la fata dell’ottimismo , ma solo se tu avresti voluto diventarlo . Per questo ti abbiamo dato il potere di diventare ciò che avresti voluto essere, ma per essere ottimisti prima bisogna accettare le cose che non possiamo cambiare e dedicarci a migliorare ciò che possiamo. E imparare prima di tutto ad accettarci e volerci bene come siamo e poi coltivarci per migliorarci. Questa è una cosa che s’impara col tempo. Non è un potere che potevamo darti noi. Ora se vuoi, puoi cambiare nome”

“No, grazie a questo nome ho conosciuto il sole, sono diventata nuvola, ho conosciuto tanti bambini e ho trovato in una bimba, Chiara, una cara amica. Grazie a questo nome ho imparato tante cose. Fa parte di me. E me lo tengo.” Evarista sorrise e aggiunse : “Può anche far ridere! E’ così buffo!”

“Vuoi leggere la pergamena, adesso?”

“Sì” .

Nella pergamena c’era scritto: “Dovrai imparare il senso dell’umorismo perché tu sarai la fata dell’ottimismo. Vorremmo tanto aiutarti di più , piccola Evarista, ma l’ottimismo non è un dono, è una conquista.”

Così la nostra piccola amica diventò Evarista, la fata ottimista.

Chiese però al re e alla regina il permesso di tornare a trasformarsi in una nuvola di tanto in tanto e fare un giro per il cielo in modo da giocare ancora con i bimbi al gioco delle nuvole.

Quindi bambini, quando vedete una nuvola con una forma strana sorridete, potrebbe essere la nostra Evarista!

 

 

 

 

 

 

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