L’acqua: bene comune. A Gela un miraggio.

Laudato sì, mi Signore, per sor’Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Così Francesco d’Assisi lodava nel Cantico delle Creature del 1220 – la composizione poetica più antica della letteratura italiana –  sorella Acqua, sorgente di vita e connubio tra l’Uomo e il Creatore.

Il 70% della Terra è composta da acqua e noi stessi per metà siamo acqua. Ciò basta a spiegare l’importanza vitale di questo elemento che, proprio in virtù della sua natura,  dovrebbe essere garantito a tutti gli esseri umani e a loro accessibile senza sforzo.

Purtroppo, però, nel mondo più di un miliardo di persone non hanno accesso all’acqua potabile. Gela e i suoi abitanti vivono – da che memoria di adulta mi accompagna – questo disagio. Che è più di un disservizio, è una privazione di dignità a cui è sottoposta, a singhiozzo, la popolazione, non esente, perdipiù, dall’onere di pagare le tariffe richieste per la regolare somministrazione.

Una sorgente artificiale è nata di recente – per volontà dell’amministrazione – che eroga acqua potabile – naturale o gasata- a 5 centesimi al litro. Si trova a Macchitella ed è dotata di un impianto meccanico a filtri coadiuvato dall’azione dei raggi UV, capace di abbattere i batteri presenti nell’acqua proveniente dalla dissestata rete idrica comunale.

Di certo una scelta virtuosa anche per il benessere dell’ambiente stante la riduzione di plastica da smaltire e l’alleggerimento del sistema integrato di raccolta differenziata. Ma l’emergenza idrica rimane irrisolta atteso che una parte consistente della città rimane spesso a secco per intere settimane.

E  chi non ha il privilegio di vivere in ville dotate di recipienti così grandi da sopperire alle carenze prolungate di acqua corrente, soffre una condizione di costrizione tale da non potersi dire garantito il livello minimo di civiltà.

Prima di parlare di turismo e riconversione green dello stabilimento, gli amministratori di Gela dovrebbero mettere in agenda, come una priorità assoluta, quella di risolvere definitivamente i problemi tecnici alla base della carenza di acqua in città.

Tubature vetuste e scarsa sinergia tra enti erogatori e amministrazioni locali sono le principali cause del dissesto.Inoltre, anche quando l’acqua arriva, si presenta torbida e inutilizzabile per usi alimentari. Così recitano le ordinanze emanate in città con regolare scadenza.

Più che una non potabilità, nel nostro caso si assiste alla fuoriuscita dai rubinetti di acqua sporca, di color giallo-ocra, probabilmente acque reflue, consigliabile solamente per i servizi igienici e per quelli di pulizia domestica in generale.

Se è vero quanto diceva il noto Claudio Abbado che la cultura è un bene primario come l’acqua e quindi i teatri, i cinema e le biblioteche sono come tanti acquedotti, è un paradosso che Gela – ancora quinta città della Sicilia per numero di abitanti-  è stata per anni priva di un cinema. E continua a soffrire la privazione d’acqua. Con tutti i danni conseguenti all’ economia e alla stessa cultura, se solo pensiamo alle attività commerciali nonché agli istituti scolastici che rimangono spesso privi di approvvigionamento idrico.

Se non viene risolto questo problema Gela resterà orfana di identità e incapace di costruire il suo futuro e il suo rilancio. L’acqua è infatti madre e matrice di vita. L’acqua leva e lava i peccati, penetra e pulisce. E’ l’elemento di unione dell’uomo con la natura e con Dio.  E’ purificatrice, come le acque del Gange per gli indiani.

Anche Gela, grazie all’acqua, risorgerà dal suo torbido torpore.