“Lampaduza”: Davide Camarrone ripropone il suo libro

“Lampaduza” è una serie di dati e informazioni che l’autore Davide Camarrone ha raccolto personalmente. Il libro è stato riproposto ieri pomeriggio a Gela presso il lido Sport Center. Ad intervenire l’autore medesimo e il Prof. Marco Trainito.

2011, 2012 e 2013. In quegli anni Lampedusa è stata il confine tra due mondi: il mondo della guerra e quello della speranza.

Come commenta il Prof. Marco Trainito, è interessante ripercorrere gli anni della Primavera Araba e della liquidazione di Gheddafi, ma ciò non sembra nulla quando sai che nel 2014, un anno dopo la prima pubblicazione del libro, sarebbe stata la svolta dell’Isis.  L’effetto straniante è dovuto anche alle presenza di figure politiche come Matteo Renzi, allora conosciuto come candidato alle primarie, e Laura Boldrini come rappresentante dell’ONU. Figure a tratti irrilevanti in quegli anni, ma che hanno avuto interesse nel recarsi personalmente nell’isola. Nondimeno Rosario Crocetta e i vari riferimenti alla città di Gela.

Perché avrebbero dovuto scegliere Lampedusa? Forse perché confine tra nord e sud, e forse ancora perché confino negli anni del fascismo a cui si rifà con una riflessione sulla strage di Ustica. Non a caso questi anni di guerra e di razzismo sono paragonabili, secondo l’autore, alla tragedia di Auschwitz.

Camarrone si dichiara meravigliato dalla capacità di nutrire ancora forza vitale e speranza dopo situazioni francamente insopportabili. “Il fenomeno della migrazione è cominciato nel 1996, ed è diventato talmente pervasivo da non essere più considerabile un fenomeno. Il processo riguarda l’intero pianeta che ha a che fare con l’inurbazione. Tra alcuni anni il 75% della popolazione vivrà in 36 grandi centri come Tokio e New York. La paura che abbiamo nei confronti di tutto ciò altro non è che un falso amico. Sarebbe bene abbandonare i pregiudizi.”

L’autore racconta i crudi motivi che spingono le popolazioni a spostarsi, le risposte politiche dei governi circostanti e delle forze dell’ordine, e le prospettive che hanno alcune culture in merito anche a fattori delicati come lo stupro.

Dettagliatamente spiega alcune delle cause delle morti in mare: “Non ci sono più imbarcazioni sicure per i migranti. Si ricorre a simil canotti che non hanno un paiolato rigido o le adeguate camere ad aria. Spesso questi gommoni possono reggere 15 persone su 100 che vi salgono, per cui al centro si mettono donne e bambini pensando di proteggerli. Il realtà è proprio il peso centrale a non reggere e ad affondare per primo, imbarcando acqua e benzina. Allora si crea una sostanza ustionante e si muore abbastanza rapidamente perché molti di loro non sanno nuotare.”

Durante la presentazione sono intervenuti degli stranieri appartenenti allo Sprar, i quali hanno rivolto delle domande all’autore e hanno letto in lingua alcuni passi del libro. Tra questi anche il giovane Amir Zanga che si è esibito cantando un pezzo in francese animando le varie riflessioni sulle discriminazioni razziali e i pregiudizi.

“Vinceremo noi che siamo persone di pace. Come fai a fermare chi ha già perso tutto e sta ancora cercando una speranza. Non sappiamo come ma, ma è sicuro che vinciamo noi.”