L’arte come riscatto…ovunque, tranne a Gela. Perché non si investe su questo settore?

I nostri artisti fuori Gela per decorare altre città. A Scoglitti si pensa ai muretti del lungomare, a Trappeto, un paesino in provincia di Palermo, si organizzano eventi per abbellire i prospetti delle case e a Marina di Ragusa un locale seleziona una cinquantina di artisti per rifare il look alla propria facciata, attribuendo un tema alle creazioni e attirando gente da tutte le parti della Sicilia.

In ognuna di queste circostanze i nostri artisti erano lì a dare il meglio di sé. Lontano da Gela, come se questa città non riuscisse a fare dell’arte quello che dice da tempo e cioè far sì che funga da volano per rilanciare l’immagine del territorio. Un volto nuovo che solo la cultura e l’attenzione per il bello possono dargli, se si vuole.

Perché a Gela non si riesce a investire sull’arte? Forse perché non si vede un ricavo veloce e immediato. Mancano le gallerie e gli spazi da adibire, dodici mesi all’anno, all’esposizione di opere artistiche per permettere alle personalità locali, ma anche nazionali e internazionali di portare qualcosa di bello e importante. C’eravamo riusciti anche noi, quando nell’ex chiesa san Giovanni abbiamo accolto, dietro l’organizzazione del curatore gelese Danilo Mendola, nomi di livello nella collettiva dal titolo “Amen”. Un episodio che si è guadagnato il plauso della cittadinanza, ma che purtroppo è rimasto isolato.

L’appello dunque va ai privati e a quella fetta di imprenditoria che potrebbe davvero cambiare le sorti della città, scommettendo sull’arte e all’amministrazione comunale, affinché si adoperi per creare spazi artistici da riservare a esposizioni, mostre ed estemporanee.