Le contraddizioni della riconversione della raffineria di Gela

Presenta delle criticità, la riconversione green  della raffineria Eni di Gela. Molti i punti oscuri che sono elencati in un dossier che finirà sui tavoli del Mise dai tecnici del ministero dell’agricoltura, e che sono stati resi noti dal giornalista Mario Barresi di “La Sicilia”. Ma quali sarebbero? Si va dalla produzione di biodiesel da olio di palma   a quella di bioetanolo da paglia e fieno proveniente dalla Russia. Il diesel verde, in sostanza, sarebbe superato, anzi, obsoleto, e  le politiche comunitarie puntano ormai sulla valorizzazione energetica di rifiuti, residui e sottoprodotti per la produzione di biocarburante ecosostenibile. Per il suo impianto l’investimento previsto e di circa 750 milioni per 750 mila tonnellate di produzione l’anno. Da considerare che gli impianti esistenti in Italia per la produzione di biodiesel  in Italia, già soddisfa gli obiettivi fissati dalle politiche energetiche nazionali e europee, e poi non si avrebbe  una ricaduta positiva per lo sviluppo agricolo, in quanto l’olio di palma sarà importato. Stesso  criticità riguarda la produzione di bioetanolo del gruppo Mossi & Ghisolfi, che  dovrebbe realizzare, nella zona dismessa della raffineria di Gela, due impianti per la produzione di 80mila tonnellate ciascuno di bioetanolo utilizzando paglia  comune.   Ognuno dei due impianti siciliani, per cui la Regione dovrebbe sborsare 450 milioni di euro, secondo una stima di Mossi&Ghisolfi, assicurerebbe 100-150 posti di lavoro più altrettanti in agricoltura, con 600-800 occupati in fase di costruzione. Ma anche in questo caso  lo sviluppo agricolo che sarebbe potuto derivare dalla coltivazione della paglia a Gela per il bioetanolo è andato a quel paese, poiché la materia prima arriverebbe direttamente dai mercati dell’ex Unione delle Repubbliche Socialistiche Sovietiche. Niente contributi per le bio coltivazioni da raffineria per i contadini gelesi, dunque, nessun rilancio occupazionale. Eppure Rosario Crocetta, , continua a sostenere che il verde  è l’unico futuro possibile per il petrolchimico perché, il petrolio non regge  per la crisi mondiale, per gli impianti vecchi e per il pet coke, per le emissioni e per l’inquinamento.  Non regge più proprio quel petrolio che avrebbe dovuto  portare migliaia di euro in royalties e assicurare posti di lavoro in più per tutta la Sicilia. Eppure non è passato molto tempo da quando Crocetta, dava autorizzazioni ai petrolieri di Stato e non solo  di perforare in libertà le terre di Sicilia per estrarre gas e olio nero

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