Legambiente Gela: i cittadini dovrebbero avere libero accesso ai dati ambientali, e delle bonifiche di Eni

Stiamo cercando di fare approfondimenti sullo stato delle bonifica a Gela da parte di Eni. A dichiararlo è il presidente di Legambiente Gela, Pietro Lorefice. “L’azienda petrolifera, nonostante vi siano alcuni decreti approvati per l’area gelese, fa di tutto per dilazionare gli interventi, preferendo pagare avvocati, per i ricorsi presentati” ha sottolineato Lorefice. Uno dei problemi fondamentali a cui si riferisce il presidente di Legambiente riguarda l’area di falda, un’estensione di 800 ettari totalmente inquinata e contaminata. “Proprio a est della raffineria – ha affermato Lorefice – vi sono delle zone agricole tra le più vaste della Sicilia, e le barriere bentonitiche che ci sono non sono efficaci e non sono state realizzate come previsto, in quanto non infossate nelle argille, contaminando tutta la catena alimentare”. Che Gela sia area a rischio ambientale, lo hanno stabilito da un bel po’ di tempo studi epistemologici, lo stesso ministero dell’ambiente, l’Organizzazione mondiale della sanità e il Cnr, il sito di Gela è stato inserito nell’ all’interno del Programma Nazionale di Bonifica, che ha individuato, già da tempo, decine di siti contaminati per cui è necessario avviare grandi opere di recupero. Ci sono falde acquifere zeppe di composti tossici come arsenico, mercurio e cloruri. “I cittadini dovrebbero avere libero accesso ai dati ambientali, per capire lo stato di avanzamento delle bonifiche”, ha detto Lorefice. “Noi non abbiamo ancora informazioni precise su quali siti verranno smantellati e che fine farà la centrale termoelettrica, che ancora ha in funzione una caldaia che continua a utilizzare le scorte di pet coke”. A 16 anni di distanza dal riconoscimento quale Sito di interesse nazionale, le condizioni di seria compromissione delle componente ambientali di questa aree è rimasta quasi immutata

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