Leoluca Orlando, il sindaco eterno

5° mandato, 25 anni a capo della città, il sindaco eterno; Leoluca Orlando ha vinto la sua sfida elettorale venendo eletto per la quinta volta sindaco di Palermo.

A tre giorni dal voto sono oramai definiti tutti i risultati, e il dato incontrovertibile attribuisce a Orlando non solo la carica di primo cittadino, ma anche la maggioranza assoluta in consiglio comunale (24 consiglieri su 40), garantendo così continuità e stabilità al mandato.

Orlando ha conquistato il 46% delle preferenze, numeri che, grazie all’abbassamento della soglia per l’elezione diretta al primo turno, portata appunto al 40% (peculiarità tutta palermitana) hanno permesso la riconferma del sindaco uscente.

Al secondo posto è arrivato Fabrizio Ferrandelli, che non è riuscito nell’impresa di scalzare Leoluca Orlando, fermandosi al 31% delle preferenze.

Salta subito all’occhio la prestazione negativa del Movimento 5 Stelle e del suo candidato Ugo Forello, fermi al 16%, ben al di sotto delle aspettative, vittime probabilmente, delle recenti polemiche createsi sia attorno al movimento (la famosa questione delle firme false), sia attorno allo stesso Forello, a causa delle sue presunte irregolarità nella gestione dell’associazione Addiopizzo. Anche se va segnalato come Forello risulti essere il candidato con il maggior numero di preferenze (5262 voti)

Possono consolarsi parzialmente, i 5 Stelle considerando il dato relativo ai singoli voti per lista, considerato che il Movimento 5 Stelle è stato il partito più votato della città, con il 13% di voti, seguito dalla rediviva Forza Italia con l’8.61% di voti. Democratici e Popolari (il partito che raccoglieva al suo interno il PD e gli alfaniani) si è attestato al quarto posto con l’8,57  di voti, preceduto pure dalla lista Movimento 139 (che ha appoggiato Orlando) arrivata anch’essa all’8,61%

Un dato che non può essere sottovalutato è quello dell’elevato astensionismo dei palermitani; infatti soltanto il 52% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne, indice continuo di  disaffezione e disillusione nei confronti della politica.