Licata: il cuore dentro quelle case abbattute

Angelo Cambiano è stato il primo sindaco in tutta italia ad aver agito in rispetto della legalità e dello sviluppo dei territori, ma chi si è visto distruggere la casa costruita  con sacrifici, ha perso anche una parte delle propria vita.

I ricordi legati a quelle abitazioni,  in cui vi trascorrevano le estati o le serate con i parenti e gli amici, sono tanti. Nessuno più sarà in grado di restituirla quella casa, costruita mattone su mattone, investendo i risparmi di un lavoro, spesso svolto all’estero. E a riguardare le foto di quelle case che non esistono più, si è sopraffatti da un un misto di rabbia e malinconia.

Sono stati  71 gli edifici abusivi, tra villette, manufatti e palazzine, abbattuti tra il 2016 e la prima metà del 2017 in Sicilia. E il record è proprio per  Licata, grosso centro dell’agrigentino, dove in poco meno di un anno sono stati abbattuti 49 edifici, tutti realizzati entro i 150 metri dalla battigia. Proprio a Licata, il sindaco Angelo Cambiano (che è stato sfiduciato la scorsa estate) prima e il commissario straordinario del Comune, Maria Grazia Brandara, dopo, sono stati vittime di intimidazioni e minacce di morte.

Questo scempio ebbe inizio circa trent’anni fa quando gli attuali ex proprietari si facevano  manipolare dalla politica del cosiddetto “clientelismo” e promesse mai mantenute, nel corso degli anni queste villette sono state costruite, la politica di quei tempi prometteva ai cittadini di sanare gli stessi immobili.

Nel 2003 il comune di Licata dà seguito agli abbattimenti ma in maniera diversa ovvero una sola lista di abitazioni a vincolo di inedificabilità assoluta. Nello stesso anno nacque il comitato “Per la tutela della casa”allora presieduto da Gaetano Sirone. Ne viene demolita soltanto una in contrada “Rocca”, nello stesso arco di tempo il comitato viene sciolto, nel luglio del 2015 si insediò la nuova amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco  Angelo Cambiano.

Un anno dopo Repubblica di Agrigento invia al comune un protocollo che coraggiosamente è stato sottoscritto dall’allora neo sindaco. Sforma nuovamente il comitato degli abusivi presieduto da Angelo Curella con il vice presidente Vincenzo Marrali con il sostegno dell’ex candidato sindaco Gianluca Mantia, ebbene dal 18 aprile 2016 iniziarono le manifestazioni davanti il primo immobile da demolire ma anche in Piazza.

Pochi giorni dopo viene demolito il primo immobile. Successivamente viene incendiata la casa di campagna del padre del primo cittadino Angelo Cambiano.

Il giorno seguente arrivò a Licata il ministro dell’interno Angelino Alfano assegnando una scorta al sindaco e dandogli massima solidarietà dallo stato. Gli abbattimenti andarono avanti e il comitato non si arrese e continuò a protestare, pochi giorni dopo ci furono dei momenti di tensione nella località balneare di “Gallodoro” in cui furono anche arrestati cinque del comitato ma pochi giorni dopo furono scarcerati.

La polizia ha dovuto reagire in maniera violenta e ha fatto da barriera nell’immobile da demolire.

Il sindaco difese sempre la sua scelta di dare seguito alle demolizioni partecipando a delle trasmissioni televisive affermando: “Fare il proprio dovere in questa nazione significa andare incontro a quello a cui sono andato incontro io, l’abusivismo esiste in tutta Italia, non esiste solo a Licata. Licata non è una città ne di abusivi e ne di delinquenti però ci sono delle seconde case con sentenze passate in giudicato e il sindaco non ha fatto altro che adempiere a degli ordini della procura della Repubblica di Agrigento, era quasi un costume operare in quella maniera, erano gli stessi politici che alimentavano e facevano passare messaggi distorti ed errati, se oltre a pagare i cittadini se riuscissero a pagare quella classe politica compiacente che permetteva a questo fenomeno di realizzarsi allora il cittadino comprenderebbe quel senso di ingiustizia.”

Gran parte degli abitanti sostengono gli abusivi dicendo che hanno lavorato all’estero per costruire le proprie villette e affermano anche che grazie a questo fenomeno si guadagnavano tanti soldi. Dopo trent’anni di ricordi, affetti e momenti felici gli abusivi non ci stanno a vedere radere al suolo le proprie case e continuarono a protestare. Dopo un po’ di mesi 16 consiglieri comunali dell’amministrazione Cambiano presentarono una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco. In seguito il sindaco commenta: “La mozione di sfiducia non si fonda su motivazioni vere, ci sono consiglieri comunali che hanno a che fare con le demolizioni dei manufatti abusivi, io smentirò punto per punto tutte le motivazioni non veritiere.” La mozione di sfiducia passò con 21 Sì e 8 No.