Licata, lo storico Calogero Carità indignato per le tabelle “false e bugiarde” davanti ai monumenti

Licata -“Le tabelle che la Ditta Aesis di Bergamo, aggiudicataria dell’appalto, ha già collocato e sta continuando a collocare nel centro storico e in periferia ad indicare aree archeologiche, paesaggistiche e sedi di importanti architetture liberty, sono in buona parte “false e bugiarde”. 100 mila euro di fondi europei per dare ai nativi e ai turisti indicazioni non esatte circa l’epoca della costruzione di tanti monumenti di architettura religiosa e civile della nostra città. Se non si vuole cadere nel ridicolo intervengano al più presto il sindaco Cambiano, al quale abbiamo già riferito, e gli assessori ai Beni Culturali, Vecchio, e al turismo, Licata D’Andrea, l’ispettore onorario ai Beni Culturali, prof. Franco La Perna, la Pro Loco, L’Associazione Archeologica Licatese, l’Associazione Finziade, perché tutte le tabelle ”bugiarde” siano rimosse, corrette e rifatte. Sarebbe grave mantenerle, sarebbe una vera vergogna e soprattutto una offesa a quei fondi europei spesi non male, ma malissimo. Ci sono, a nostro parere, tutti gli estremi per bloccare i pagamenti alla ditta bergamasca e la revoca dell’incarico se non dovesse provvedere”.

Lo scrive in una durissima nota il Professor, Calogero Carità, storico, Dirigente Scolastico e Direttore del mensile locale “La Vedetta”. Una richiesta di intervento urgente all’amministrazione.
“E’ molto grave che l’ufficio comunale preposto, che la ditta Aesis non abbiano sentito la necessità di consultare le varie pubblicazioni sulla storia locale di Licata esistenti nella nostra biblioteca comunale, non abbiano sentito il bisogno di avvalersi di esperti in storia ed arte locali, non abbiano sentito il dovere di coinvolgere la commissione per la toponomastica, dove gli esperti in materia non mancano. Superficialità, ignoranza, mancanza di umiltà e presunzione hanno informato l’operato degli uffici comunali e della Ditta Aesis. E, ammesso che qualcuno abbia consultato i testi di storia locale, vuol dire che non ha avuto la capacità di leggerli con l’attenzione necessaria e soprattutto non ha sentito la responsabilità di fare controllare le scritte prima che fossero riprodotte sulle tabelle.
Alcuni esempi. La cappella del Crocefisso della Chiesa Madre non è del XV sec. (1400), ma venne realizzata tra il XVII e il XVIII secolo, ossia tra il 1600 e il 1700 e precisamente dal 1636 al 1705. E’ evidente al più ignorante di storia dell’arte che non si tratti di un’opera rinascimentale, ma di un’opera barocca. La chiesa di Sant’Angelo non è del XII secolo, non è affatto un monumento normanno, ma barocco. Quindi è del XVII sec. Non poteva essere edificata prima del martirio del santo a cui è stata dedicata. Infatti, sempre che sia esistito, Sant’Angelo sarebbe nato nell’ultimo quarto del 1100, considerato che sarebbe stato ucciso a Licata nel 1220. La chiesa attuale venne iniziata a costruire su una preesistenza nella prima metà del XVII secolo (1639), venne consacrata nel 1733 e i lavori proseguirono sino alla prima metà dell’800, senza che la chiesa fosse mai ultimata. Il convento di Sant’Angelo non risale affatto al XII secolo (1100), ma al XVII secolo. I lavori iniziarono i primi anni del 600 e furono quasi completati nel 1670.
A questo punto è opportuno che il sindaco Cambiano – conclude il professor Carità – nel dubbio, faccia controllare tutte quante le tabelle, faccia verificare se siano state posizionate nei luoghi giusti, faccia rimuovere quelle con le scritte errate e provveda perché vengano rettificate, sospendendo i pagamenti”.