M5S e Greenpeace contro le trivelle, presentate oggi le motivazioni del Sì al referendum

Il referendum abrogativo sulle trivelle è stato al centro del convegno, promosso dal gruppo consiliare Movimento cinque Stelle di Gela, svoltosi questa mattina, presso il lido Sport Center, sito sul lungomare Federico II di Svevia. Ad intervenire, Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia, ed Emilio Giudice, direttore della riserva naturale Biviere di Gela. In collegamento video, Fabrizio Nardo, chimico industriale. Assente, per sopraggiunti impegni, Giancarlo Cancelleri, portavoce regionale del M5S, la cui partecipazione era stata annunciata nei giorni scorsi. A moderare i lavori, Pietro Lorefice, attivista cinque Stelle.

<<Giù le mani dal nostro mare. Vota Sì, ferma le trivelle>> è lo slogan unanime lanciato dai pentastellati. Il prossimo 17 aprile, la popolazione nazionale avrà la possibilità di esprimere il proprio parere riguardo alle norme sulla durata delle trivellazioni in mare entro i 22 Km dalla costa. In quella circostanza, verrà chiesto ai cittadini se si vuole che, una volta scadute le concessioni nelle acque territoriali italiane, i giacimenti vengano fermati anche se sotto c’è ancora gas o petrolio. La frase da abrogare è <<per la durata di vita utile del giacimento>>. Se, infatti, non vincesse il Sì, l’attività di estrazione continuerebbe fino all’esaurimento del giacimento. Cinque le piattaforme che interessano il Canale di Sicilia, abbracciando il tratto Licata-Gela-Ragusa, Cassiopea 1, Argo 2, Prezioso, Perla e Vega A. Una delle ragioni principali del Sì, portate avanti dal Movimento cinque Stelle, è il grave impatto ambientale prodotto dalle attività di trivellazione su fauna e fondali marini. Dal 1985 ad oggi, nel Mediterraneo, sono stati 27 gli incidenti petroliferi che hanno causato lo sversamento di 271.900 tonnellate di greggio. Cifre allarmanti, che non lasciano possibilità di interpretazione. 

<<La partecipazione a questo referendum è importantissima – ha spiegato Alessandro Giannì. Si tratta del più grande sondaggio sull’opinione degli italiani riguardo al futuro dell’energia, del clima e dell’ambiente in generale. Gli Italiani hanno il diritto e il dovere di esprimersi per dire basta a un sistema di dipendenza petrolifera, le cui ripercussioni sono evidenti. I dati dimostrano in che misura il petrolio possa inquinare non solo l’ambiente, ma anche la politica. Esso è un vero e proprio strumento di corruzione, ovunque, non solo in Italia. Negli ultimi anni, il nostro Paese aveva maturato grandi capacità nelle energie rinnovabili, capacità che le politiche governative hanno drammaticamente smorzato. Chi si oppone a questo referendum – ha aggiunto il rappresentante Greenpeace – adduce, come ragioni, aspetti occupazionali fasulli. Sono coloro i quali vorrebbero tenere nascosti dati gravissimi, peraltro pubblici e consultabili. Dal 2008 ad oggi, infatti, in Italia, nel settore delle rinnovabili, sono stati persi 120 mila posti di lavoro, tra quelli stabili e quelli a tempo determinato. I conti parlano chiaro>>.

<<Il nostro obiettivo – ha affermato Emilio Giudice – è anche quello di far luce sullo stato di salute del nostro territorio. Il golfo di Gela è molto delicato. Vi è un banco di sabbia costituito da fondali bassi, che rappresentano delle aree molto particolari dal punto di vista ecologico, le quali vanno sottoposte a tutela sia da norme europee che da norme internazionali. In queste aree, molte specie vengono a deporre le uova. Dobbiamo imparare a proteggere e a ricostruire gli ambienti naturali che abbiamo distrutto. Chi ha grossi interessi economici, come alcune grandi aziende, fa di tutto per camuffare e far sparire i dati relativi alle valutazioni di impatto ambientale. Da parte del Ministero della Regione, manca, in tal senso, un’analisi attenta. La normativa europea è andata avanti, mentre l’Italia è rimasta ferma>>.

Nessuna presa di posizione da parte dell’amministrazione Messinese, rimasta in silenzio riguardo al referendum. Un’amministrazione che, ricordiamo, continua con fermezza a definirsi Cinque Stelle, nonostante gli accadimenti degli ultimi mesi.

<<L’indifferenza dell’amministrazione nei confronti di questo referendum – ha commentato il capogruppo consiliare M5S Enzo Giudice – è la riprova del fatto che essa non abbia niente a che vedere con quelli che sono i principi e le linee guida del Movimento cinque Stelle. Da dicembre, il nostro gruppo consiliare ha preso le distanze da questa amministrazione. In tutta franchezza, posso affermare che siamo gli unici consiglieri che rappresentano una vera opposizione all’interno del consiglio comunale>>.

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