Madonia: i beni comuni devono essere fruiti e curati dai cittadini. Amministrazione esca dal letargo

Ieri i cittadini di Gela hanno iniziato a prendersi cura di un bene comune, e lo hanno fatto in modo consiviso, sfidando l’amministrazione a uscire dal letargo.
Questo quanto dichiarato da Enzo Madonia, presidente della Casa del Volontariato di Gela, che in collaborazione con il Gruppo archeologico Geloi, e altre associazione del territorio, ha organizzato “volontari per un giorno”, rigenerare i Bagni Greci.  
L’impianto termale venuto alla luce nel 1957 e risalente al IV-III sec. a.C. versava in uno stato di abbandono: erbacce, insegne sbiadite dal tempo, inferriate arruginite. Ed ecco che ieri mattina, volontari cittadinadini gelesi e stranieri (ospiti della nostra città) tutti insieme uniti, hanno cercato di recuperare la bellezza di quello che è una delle testimonianze più importanti della storia di Gela.
“Se invece di trovare soluzioni di condivisione di tali beni, le amministrazioni non fanno nulla, significa solo una cosa: stanno dormendo! Perché, quando in una città, specie nel Sud Italia, vi sono dei tesori di valore inestimabile e non sono utilizzati o peggio sono abbandonati all’incuria, significa solo una cosa: le Amministrazioni sono in letargo! E, quindi, occorre svegliarle”.  Questo ha sottolineato Enzo Madonia. 
Avere cure di un bene comune, rafforza il senso di appartenenza, la difesa di ciò che è considerato proprio. Nessuno si permetterebbe più di sporcarlo. Questo è l’obiettivo di #cantieregela. Questo è stata la dimostrazione della giornata di ieri.
Sì, proprio ieri  cittadini Virtuosi, armati di buona volontà, hanno iniziato  a prendersi cura dei beni comuni. 
Nel sito archeologico di Gela situato nel quartiere di Caposoprano, i cosiddetti «Bagni Greci»,  numerosi cittadini, armati di rastrelli, sacchetti e tanta buona volontà, hanno riportato alla luce, nel giro di una mezza giornata, un vero Tesoro!
“A guidarli, un gruppo di associazioni protagoniste di un percorso di rete che mira, appunto, a spingere gli abitanti del luogo a condividere l’impegno per i beni comuni. E condividere significa moltiplicare gli effetti. Significa, cioè, moltiplicare energie, risorse, capacità e risultati. Tutto questo  è qualcosa di radicalmente nuovo rispetto ai modelli di organizzazione sociale tradizionale”. Ha affermato nel suo blog Madonia.
Dobbiamo mettere fine alla mentalità comune che se  paghi le tasse, qualcuno deve prendersene cura del bene pubblico.  Il  cittadino medio (o mediocre), non fa differenza se tale bene o tesoro, in totale assenza di una ordinaria manutenzione, possa diventare inservibile . 
“Nella cura condivisa dei beni comuni – ha scritto Enzo Madonia –  il fenomeno della moltiplicazione delle energie, delle risorse e delle capacità è particolarmente evidente e ne costituisce uno degli aspetti più importanti e innovativi. Ma per rendere evidente a tutti questo processo occorre costruire e regolamentare ruoli, compiti e funzioni sia dei Cittadini che della Pubblica Amministrazione. Il valore aggiunto dei cittadini virtuosi va oltre la pulizia del bene stesso. Infatti, la cura condivisa è l’anticorpo necessario alla polverizzazione dei legami sociali”.
In poche parole la condivisione della cura di un bene comune, oltre alla manutezione dello stesso, ha l’obiettivo di raffrorzare la coesione sociale.  
Con #cantieregela, si rafforza l’idea che i beni comuni vadano fruiti e i cittadini  devono goderne. 
Infatti non ha senso tenere chiuso il Parco Archeologico di Caposoprano, sarebbe più logico aprirlo gratuitamente ai residenti perché ne possano godere e, nello stesso tempo, coinvolgerli in attività di manutenzione e cura.
Ciò che è necessaria è solo una regolamentazione di tutto ciò, da parte dell’amministrazine. I cittadini chiedono proprio questo alla politica, perché non hanno bisogno di Amministratori Pubblici che facciano i custodi o i ciceroni. Hanno bisogno di risposte politiche.
” La città è il luogo dove convivono le famiglie; è, allora, bello immaginare che queste famiglie comincino a prendersi cura insieme di un luogo della loro città e, così facendo, diventino meno estranee tra di loro, imparando in tal modo anche a gestire e ricomporre i conflitti.” Ha affermato Madonia. 
 “Alcune volte dimentichiamo che «comune» (da cui «comunità») viene dal latino cum + munus, che vuol dire svolgere un compito insieme. Perché la comunità si costruisce attraverso la condivisione. Conclude Madonia.