Massimo Moriconi a Gela: i grandi costruiscono piramidi con un granello.

<<Ci puoi raccontare qualche aneddoto su Mina?>> gli chiedo seduta in prima fila nell’auditorium dell’istituto Paolo Emiliano Giudici.

<<Eravamo insieme nella vasca da bagno. >> Così rompe il ghiaccio, e subito il pubblico scoppia in una risata collettiva <<Poi è entrato in bagno Alex Britti, l’abbiamo ispirato e c’ha scritto un pezzo sopra. Oh, sto a scherzà, eh!>>

Questo è uno dei tanti esempi che mostrano l’indole ironica di Massimo. Tutti i partecipanti sono divertiti ed apprendono col sorriso sulle labbra. Come ricorda lui stesso, in inglese suonare significa anche giocare, “to play”, e per lui vivere e suonare è suonare e giocare.

Il seminario è stato più difficile forse a dirsi che a farsi, e il direttore artistico Domenico Morselli sicuramente ne sa qualcosa in più. A distanza di quindici/vent’anni, chi l’aveva già conosciuto s’è ritrovato il solito Massimo, non Moriconi, non il bassista di Mina e Fabio Concato. La cantante gelese Anna Salsetta apre il tutto facendo i saluti e un ringraziamento speciale agli sponsor e a Domenico, per poi esibirsi in Così Così. <<Per me si tratta di un idolo, al di là delle collaborazioni che vanta, soprattutto quella con Mina, a cui mi ispiro fin da bambina. È stato quindi un onore confrontarmi con lui con questo brano scritto per lei, uno dei più difficili che mi siano mai capitati. Organizzando tutto ciò Domenico mi ha resa orgogliosa di essere sua amica oltre che la sua cantante.>>

Massimo ti parla dell’importanza di ascoltare prima te stesso e poi gli altri, regola basilare per essere un bravo musicista. Ti parla del blues, del jazz e del rock che sono nati come contestazione culturale. Assieme al chitarrista Osvaldo Lo Iacono e al batterista Peppe Tringali (entrambi appena conosciuti) improvvisa un esempio di bossanova   <<Ma che so’ belli questi brasiliani che c’hanno la frutta addosso.>>, e già assaggi l’alchimia che dovrebbe crearsi tra musicisti, quella che il seminario si propone di insegnarti.

E poi c’è quell’indimenticabile aneddoto su Liza Minnelli che, nonostante avesse due Oscar e fosse figlia di Hollywood, ha chiesto l’autografo a lui solo perché era il bassista della cantante preferita sua e di Frank Sinatra. Ho in mente di chiedergli quanto conti l’umiltà anche per un grande artista ma mi precede. << “Mina, che pensi dell’andamento del basso?”>> racconta << Lei s’è messa a ridere. “Ma che, sei scemo? Sul disco ci sta scritto ‘Moriconi, basso’, sei te che decidi le note.” Una grandissima, non lo fa nessuno. I grandissimi  sanno ascoltarti e ti prevedono nella loro vita perché sanno fare piramidi con un granello, però hanno bisogno del granello di qualcun altro, se no fanno piramidi tutte uguali.>>

Poi la domanda che davvero lo colpisce gliela pone un giovane ragazzo: <<Come si gestisce l’insicurezza sul palco?>>

<<Be’, l’emotività va trasformata nel tempo, da panico e ansia a propulsore. Deve spingerti ancora prima di iniziare. Durante il mio primo concerto non sono riuscito a suonà, perché tremavo così tanto che non riuscivo a prendere le chiavette per accordare.>> e fa un’imitazione di sé stesso. <<La timidezza spesso è stupidità, ti fa perdere tante belle cose della vita.  L’emotività è importante. Ma devi avere una passione davvero grande per fare un grande cambiamento.>>

<<Ma bisogna anche trovare la gente giusta.>> risponde un altro ragazzo.

<<Hai detto la parola santa: la gente giusta. Va cercata, ma allo stesso tempo non devi subire quelle persone con le quali non ti trovi mai e magari ci esci a cena. Ho imparato la democrazia della musica da Chet Baker che ascoltava i Beatles in macchina. Gli dicevo “Ma come mai proprio te?” Se un insegnante non si pone il problema di insegnarti bene potresti finire per odiare quella materia.>>

Dinamicità, colori, capacità di ascolto, studio costante: sono queste le parole chiave che secondo Massimo Moriconi determinano un bravo musicista, ma è l’emozione l’elemento chiave che ne determina il talento. Attraverso  gli accompagnamenti di Osvaldo e Peppe riesce a darci una dimostrazione di quello che vuole realmente esprimere, senza ulteriori giri di parole, soltanto giri di note e accordi. Un musicista dovrebbe essere poliedrico, e non tarato verso un solo genere. Poi invita qualche altro musicista tra i partecipanti a far qualcosa insieme. Corregge gli errori laddove li vede, come si complimenta con chi mostra di avere delle grandi doti.

<<Fantastico!>> commenta Peppe Tringali <<Massimo Moriconi è un musicista stellare e un insegnante davvero  generoso, cosa che ritengo una qualità dei grandi. I ragazzi che si sono cimentati suonare si ritrovavano di fronte a un grande della musica, ma lui li ha messi a proprio agio. Questo può essere un grande stimolo per tutti.>>

<<Conosco Massimo da tanti anni, e davvero, oltre ad essere una grande persona è il più grande bassista che abbiamo in Italia.>> dice invece Anastasio Fasanaro, liutaio e sponsor per l’occasione.

Dietro le quinte è un po’ come sul palco, una persona comune con la fortuna di aver lavorato con i più grandi. Il suo lavoro è la sua vacanza, finché può suonare dal vivo non gli importa se i suoi pezzi vengono ascoltati su YouTube, su Spotify piuttosto che acquistare un CD a caro prezzo. Si parla anche della vita in generale, dell’importanza dell’essere genitori, dell’amor proprio, dei rapporti interpersonali. Tiene molto anche all’educazione: <<Capisci la differenza tra ragazzo e uomo in base alla capacità di riconoscere i propri errori e di saper chiedere scusa.>>

Potrei concludere con i soliti discorsi sull’arte, sul modo in cui la musica ti rivoluziona la mente anche in base al percorso che scegli di intraprendere, ma che dire se non cose già risapute. Però, effettivamente, in una città che vede i soliti concertini i seminari sono una grande alternativa per confrontarsi con grandi artisti e cogliere una dose di genuinità, capire quello che ci sta dietro le loro scelte e come hanno raggiunti determinati traguardi. Ascoltare e ascoltarsi, appunto.