Matteo Mendola ucciso per problemi di affari

Sarebbe stato legato a problemi di affari l’omicidio del gelese Matteo Mendola, ritrovato cadavere la mattina del 5 aprile scorso in un capannone abbandonato sito nelle campagne del noverese.

Avrebbe confessato il delitto Antonio Lembo, bloccato dai carabinieri in Centro Italia mentre cercava di fuggire utilizzando i mezzi pubblici.

Stando a quanto dichiarato da Antonio Lembo, 29 anni di Busto, sarebbe stato mancato accordo sulla spartizione del bottino dei furti precedenti, il movente del delitto. Lembo avrebbe quindi sparato due colpi di pistola al petto della vittima finendolo poi con dei colpi inferti alla testa del trentatreenne con il calcio della pistola. Quindi si è dato alla fuga.

Quando è stato ritrovato Matteo Mendola (secondo quanto riportato da LaprovinciadiVarese.it) era vestito di nero, indossava dei guanti, non aveva con sé un telefono ma aveva una ricetrasmittente. Tutti questi elementi, insieme ai precedenti per furto a lui attribuiti, hanno subito indirizzato le indagini.

Gli investigatori, grazie anche alla collaborazione dei colleghi dell’Arma di Busto Arsizio, sono risaliti al suo telefono e alle ultime chiamate effettuate, stringendo il cerchio attorno a Lembo. A quel punto gli inquirenti hanno stretto il cerchio sempre di più riuscendo a individuare il fuggitivo e a bloccare Lembo impedendogli così di sparire nel nulla. Mendola, tra l’altro, era sì noto alle forze di polizia, ma per piccoli precedenti collegati allo spaccio di droga. Lascia due figli piccoli ed è sempre stato dipinto da tutti come un padre affettuoso.